America

New York City: conversazioni americane sul ponte di Brooklyn

La prima storia che vi voglio raccontare risale al febbraio del 2016, durante il mio primo viaggio in America, nella straordinaria e sopra ogni altra parola New York City.

Era il 7 febbraio, una domenica pomeriggio, e quella sera, fra le altre cose, l’America si sarebbe fermata, come fa esattamente ogni anno all’inizio di questo mese, per seguire il famoso Super Bowl. Decisi di andare a vedere il ponte di Brooklyn, percorrendolo a piedi proprio da Brooklyn verso Manhattan, con i grattacieli negli occhi, aspettando di trascorrere la serata in un pub, per vivere l’evento americano.

Arrivai in metropolitana a Dumbo, un pittoresco quartiere di Brooklyn, da dove si può godere di una famosa e cinematografica vista del Manhattan Bridge entrando in Washington Street e guardando proprio di fronte a sé. Dopo qualche foto di rito giro per il quartiere alla ricerca dell’entrata per il ponte più famoso, tuttavia un po’ nascosta, e non semplicissima da trovare. Arrivo fin sotto il ponte, quasi alla sua fine ma, nemmeno con Google Maps riesco a trovare l’ingresso.

Foto: Tiziano Brignoli / Stories About America

Per questo motivo chiedo aiuto a una simpatica mamma con il passeggino – una degli 8 milioni di abitanti della city. Con un sorriso affettuoso mi indica un punto davanti a me, a poco più di 100 metri, e proprio lì ci sono le scalinate che portano proprio fin su al ponte. Così la ringrazio, e con un suo caloroso “you’re very welcome” ci salutiamo. Arrivato all’ingresso mi volto e vedo che lei è ancora là, girata verso di me. Mi saluta con la mano e io ricambio il saluto allo stesso modo.

In quel momento ripenso nuovamente alla straordinaria gentilezza e alla naturale predisposizione che i newyorkesi (e più in generale gli americani) hanno verso gli altri. Ed è qualcosa perfino di contagioso!

Arriva il momento di salire sul ponte, godermi la vista, vivere una nuova avventura newyorkese. Appena in cima rimango abbagliato, come spesso capita in questa città, dai grattacieli di Lower Manhattan che ho davanti agli occhi. La Freedom Tower svetta su tutte, ed è la protagonista principale della scenografia. A questo punto si arriva alla seconda parte della storia.

Non bisogna dimenticare che quel giorno ci sarebbe stato il Super Bowl, e durante tutta quella settimana vidi decine di persone con magliette e cappellini della loro squadra di football preferita.

Dopo essere salito sul ponte da pochi minuti vedo davanti a me un ragazzo sulla trentina, insieme alla sua famiglia, con la maglia dei New England Patriots – la mia squadra preferita! Così decido di avvicinarmi e gli dico: “Bella maglietta!”

Dopo esserci scambiati un paio di battute, percorro quasi metà ponte di Brooklyn insieme a lui e alla sua famiglia. Una curiosità è che suo papà indossava invece la maglietta dei Denver Broncos (poi vincenti in quello stesso Super Bowl), mentre la sorella indossava la maglietta dei Green Bay Packers! Mi sono sempre chiesto come facessero a tifare tre squadre diverse in una sola famiglia. Misteri newyorkesi…

Foto: Tiziano Brignoli / Stories About America

Camminiamo fianco a fianco e discutiamo un po’ di football. Chi è più forte fra gli storici rivali Tom Brady (New England Patriots) e Peyton Manning (Denver Broncos)? Chi vincerà il Super Bowl quella sera? Loro sono simpatici, gentili, e per niente annoiati dallo scambiare due parole insieme a me.

Il momento dei saluti, una volta arrivati in fondo al ponte, è per me parte della dolcezza di questo ricordo. Mi rivolgo al ragazzo e gli dico: “Grazie per la conversazione. Forza Pats! E godetevi il Super Bowl”.

Lui ricambia l’augurio con un: “Anche tu, amico!”

Io vado a destra, verso l’entrata della metropolitana per tornare in albergo. Loro si dirigono a sinistra.

Non conosco nemmeno i loro nomi, né da dove venissero, ma hanno contribuito a rendere una delle esperienze newyorkesi più iconiche ancora più magica per me. Piccoli ma grandi incontri, che solo New York (e l’America) permettono di vivere.

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