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Il baseball in America è più di uno sport: è divertimento, intrattenimento, condivisione e famiglia

Seguire dal vivo una partita di baseball in America è più della semplice presenza di un tifoso che vuole vedere la partita della propria squadra preferita, anzi, questo è un aspetto che passa in secondo piano. Sta tutto nella parola partecipare: non solo alla partita, ma a tutto ciò che vi è intorno, all’intero evento.

Negli Stati Uniti gli stadi assumono una concezione totalmente diversa e quanto più distante da quella che hanno in Italia, e in generale in Europa. Esistono tifosi, ma non esistono tifoserie. Esistono i posti e le tribune, ma non esistono sezioni appositamente separate all’interno dello stadio. E’ il modo in cui è concepita la partita e la presenza del tifoso a essa che cambia totalmente.

Oggi vi voglio raccontare di questo, grazie alla collaborazione di Renata Serracchioli, espatriata in America con la sua famiglia da 7 anni, che potete trovare sul blog Ita2Usa.

Come lei stessa mi ha raccontato, lei e la sua famiglia appena arrivati negli Stati Uniti si trovavano in California e decisero di assistere ad una partita degli Angels, la squadra di Los Angeles. “Eravamo preparati con l’inno e con l’intermezzo del 7° inning per lo stretching. Ma non eravamo preparati all’atmosfera che si respira”.

Dal pre partita fuori dallo stadio all’evento stesso. E’ molto di più del semplice arrivare allo stadio, entrare, tifare e tornare a casa. Qui troverete bambini – tanti bambini – con le loro famiglie; persone di ogni stato sociale, con la maglietta della loro squadra preferita; volontà di divertirsi e di stare insieme. Un’intera giornata dedicata allo sport e alla compagnia delle persone care.

Il bello del baseball è che fondamentalmente è uno sport per bambini. Anzi, non è nemmeno uno sport, inteso come agonismo vero e proprio, come si può trovare nel football o nel basket, ma un passatempo.

Una parte fondamentale di una giornata allo stadio in America sono i Tailgate Party. Cosa sono? La parola potrebbe non dirvi molto, ma probabilmente li avrete sicuramente visti in qualche film o serie tv americana. Sono di fatto dei “piccoli” party pre partita (e non solo) che accompagnano l’intera giornata. “Griglia, seggiole, hamburger o salsicce, bean bags toss (un semplice passatempo da esterno popolare in America), meglio se home made! E birra” ci ricorda Renata.

La peculiarità, però, “è che a volte la gente non va nemmeno a vedere la partita, ma rimane nel parcheggio a fare il tailgate party!” In fondo c’è sempre la radio per seguire il risultato della partita. Davvero un modo di vivere lo sport totalmente antistante dai canoni europei. Come ricorda Renata, vedere tutte queste persone riunite è come vedere una mega grigliata nel parcheggio di uno stadio.

Per i più che vanno a vedere la partita l’evento inizia sempre con l’inno nazionale (che esso sia in una partita professionistica o in una partita di provincia del liceo locale). “Tutti in piedi e con la mano sul cuore, ci si toglie i cappelli e ci si ferma (chi sta servendo da bere o da mangiare si ferma allo stesso modo) tutti girati verso la bandiera”. E’ il loro tributo verso la loro libertà: di partecipare, di divertirsi, di essere lì.

Tutto è coordinato, organizzato, predisposto per chiunque. Prima che inizi la partita “passi a ritirare il “designated driver free soda”, un talloncino che ti danno al parcheggio per il guidatore che non beve birra”. Non c’è poi da preoccuparsi nel caso qualcuno abbia ancora fame dopo il tailgate party, o sia entrato direttamente allo stadio. Renata ci ricorda che “qualsiasi festa o evento in USA ha associato anche tanto cibo. Morire di fame è difficile”.

Uno sport per famiglie.

E poi, finalmente, c’è la tanto attesa partita!

Sei seduto, le squadre incominciano a giocare, e scopri con sorpresa che: “Innanzitutto non importa che squadra tifi. I tifosi delle varie squadre sono tutti insieme”. Certo, può capitare qualche sfottò, ma sempre nel rispetto dell’altro. Qui molte persone vanno a vedere la partita (grazie anche al costo del biglietto che nel baseball è spesso di pochissimi dollari), ma poi non sono realmente interessate nel seguirla: “La partita è solo una scusa per socializzare (e mangiare schifezze!). C’è chi arriva nel bel mezzo della partita, chi va via a metà,” ci ricorda Renata.

Questo è, ovviamente, dovuto alla durata delle partite che può essere anche di diverse ore, ma in realtà è semplicemente una possibilità come tante altre di trascorrere una giornata insieme alla famiglia o agli amici, o perché no, una pausa dal lavoro giornaliero un po’ diversa dalle altre (essendo che si gioca quasi tutti i giorni).

Poiché le partite durano molto, per intrattenere gli spettatori spesso ci pensano alcune canzoni come Take me out to ball game, divenuta negli anni l’inno non ufficiale del baseball in America. Poi, in base allo stadio in cui sarete, queste cambieranno di volta in volta. Ad esempio durante una partita dei Boston Red Sox al Fenway Park gli spettatori si alzeranno e canteranno a squarciagola Sweet Caroline di Neil Diamond, la cui simpatica storia che la lega alla squadra di Boston la potete trovare qui.

Poi, dice infine Renata, quando la gente non ha più da mangiare (i chioschi chiudono alla fine del 7° inning. Ce ne sono nove regolamentari, ma possono essere anche molti di più) o semplicemente è stanca, se ne va, ordinatamente.

Per qualcuno quest’esperienza può durare il tempo di una pausa pranzo, trascorsa in uno stadio a guardare una partita a pochi dollari. Per qualcun altro il tempo necessario per seguire la partita. Per altri ancora un’intera giornata, fra grigliate, partita e intrattenimenti vari.
Questa non è altro che una tipica giornata di baseball in America.

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