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Sobborghi residenziali americani: come sono? Cosa li contraddistingue? Intervista con Valentina Corino, espatriata in America

Sono sempre stato affascinato dai quartieri residenziali americani. Da come li vediamo nelle serie tv, al cinema, nelle foto, appaiono così puliti e organizzati, predisposti per una tipica vita di quartiere per una tipica famiglia americana. Posti nel quale la vita sembrare scorrere lentamente e dolcemente, e dove poter costruire e fortificare il sogno americano più puro. Quello, per esempio, di una birra con gli amici nel giardino dietro casa, magari durante una grigliata nel fine settimana. Un luogo nel quale tutti si conosco e creano una piccola comunità all’interno della comunità più grande della città in cui vivono.

Oggi voglio parlarvi di ciò attraverso le parole di Valentina Corino (potete trovarla sul blog Parole Sparse, su Facebook oppure su Instagram), che vive in un tipico quartiere di periferia americano ed è la persona perfetta per raccontarci come scorre la vita in questi posti, certamente cinematografici, ma molto reali.

Foto: Valentina Corino / Parole Sparse

Domanda: Abbiamo imparato a conoscere i classici sobborghi americani attraverso film e serie tv. Puoi raccontarci se vengono riproposti in modo fedele? Cosa li caratterizza e rende diversi?

Risposta: Sì è proprio come si vede nei film e nelle serie tv. Le città americane sono ben suddivise in zone residenziali, commerciali e industriali. Con le prime che sono spesso alternate e vicine fra loro. Ci sono spesso anche dei condomini, soprattutto nelle città più grandi. Ma contrariamente a come avviene in Italia dove di solito ogni palazzo è a sé qui spesso si tratta di complessi con più palazzine, dove spesso ci sono servizi comuni utilizzati da chi vive nel complesso di appartamenti.

Foto: Valentina Corino / Parole Sparse

D: Questi sobborghi sembrano quasi delle piccole cittadine all’interno della stessa città. Questo aiuta a sviluppare un maggiore senso di comunità con il vicinato?

R: Dipende, poiché ogni vicinato è un piccolo mondo a sé. Infatti quando si decide di comprare casa è importante valutare bene non solo la casa ma anche tutto il vicinato. Molto si può capire visitandolo più volte a orari diversi, ma spesso è bene parlare con qualcuno che già ci vive o ci ha vissuto. Alcuni di questi vicinati sono delle vere e proprie piccole comunità, talvolta chiuse. Non solo in senso metaforico, ma anche pratico. Alcune di queste comunità hanno un cancello che non permette di entrare a visitatori esterni a meno che non siano accompagnati o invitati. Alle volte è solo per una questione di sicurezza, altre volte si creano comunità che non sempre rendono semplice inserirsi quando si è gli ultimi arrivati.

Foto: Valentina Corino / Parole Sparse

D: In base alla tua esperienza personale, tutte quelle cose cinematografiche – giornali sul vialetto, bandiere appese sul portico, stand della limonata solo per citarne alcuni – sono cose fedeli alla realtà?

R: Certo, sono tutte cose vere. Per il giornale non ho mai visto il bambino in bicicletta, ma ho vicini che tutte le mattine prima delle 6:00 hanno il loro giornale sul vialetto (di solito nel sacchetto di plastica per essere protetto da pioggia e impianti di irrigazione).

Il venerdì e il sabato è un fiorire di garage sale. Le persone mettono in vendita cose usate che non utilizzano più mettendo banchetti sul vialetto di casa. Si possono fare dei super affari. Ne sono sempre stata incuriosita ma ancora non riesco ad andare a curiosare, ma perché mi parrebbe scortese andare via senza aver comprato nulla.

In molte case viene esposta con orgoglio la Old Glory, soprattutto nei giorni di festa. Nel nostro vicinato proprio quest’anno hanno deciso di aggiungerne una all’ingresso.

Per quanto riguarda lo stand della limonata… be’, sai che qui in Texas una ragazzina di 13 anni è CEO e founder della sua compagnia nata dal suo banchetto delle limonate quando aveva 5/6 anni?

Foto: Valentina Corino / Parole Sparse
Foto: Valentina Corino / Parole Sparse

D: Secondo la tua esperienza personale, quali sono le cose che saltano maggiormente all’occhio rispetto ai quartieri residenziali italiani? Se vuoi raccontaci alcuni pregi ed eventuali difetti di ognuno.

R: Be’ innanzitutto l’autonomia. Anche se vivi in un vicinato sei comunque in una casa indipendente con tutti i vantaggi che ne derivano. Ma anche con tutti i contro. Queste case (anche per le tecniche e i materiali di costruzione usati) richiedono molto lavoro di manutenzione.

Una cosa importante è però tenere a mente che pur godendo dell’autonomia di una casa indipendente questa non si tramuta nel poter fare quello che si vuole; anzi, spesso queste comunità hanno regole molto più restrittive che non in un semplice condominio italiano. E se non le rispetti arrivano le multe dalle HOA (home owner association) che molto spesso vigila su questi vicinati. L’HOA è un’associazione dei padroni delle proprietà che vigila sul rispetto delle regole comuni (spesso più restrittive di quelle comunali) piuttosto che sulla gestione delle parti comuni. Alcuni di questi vicinati hanno strutture e servizi in comune a disposizione di chi vi vive che possono essere la palestra, la piscina, il parco giochi, etc…

In alcuni vicinati ci possono essere regole molto restrittive mentre in altri è tutto più blando. Alle volte le regole sono fatte per “modellare” il vicinato, altre solo per garantire il buon vivere comune.

Un esempio delle prime sono quei vicinati che hanno ad esempio vincoli sull’età di chi compra casa, così che non ci siano bambini, oppure chi impone il tipo di fiori e decorazioni che possono essere messi in giardino.

Nella maggior parte dei casi però ci si limita a regole di buon vivere comune garantire il decoro comune. Dentro casa puoi fare quello che vuoi ma nelle parti visibili no, perché se hai incuria della tua casa arrechi danno anche ai tuoi vicini.

Foto: Valentina Corino / Parole Sparse

D: ”Suburbia” come spesso viene chiamato questo mondo, sembra rappresentare il tipico ideale di sogno americano. Si potrebbe tradurre in: lavora sodo, costruisci una famiglia, compra una bella casa in un bel quartiere… Condividi questa visione?

R: Credo che sì, per molti è ancora così, ma credo che lo sia anche in Italia, no? Magari sono diverse le piccole cose quotidiane o lo stile delle case, ma credo che sia una visione molto comune. Forse oggi qui i giovani iniziano ad avere meno fretta di “mettere su casa” e per tanti l’età del matrimonio si è spostata un po’ più in là ma quello rimane comunque l’obiettivo. Alle volte viene visto come una cosa limitante, ma non credo che necessariamente lo sia. Certo per alcuni è l’obiettivo finale. Per altri diventa, invece, il primo obiettivo da raggiungere e una volta garantita una certa solidità alla propria famiglia poter pensare a creare i loro progetti e business.

Foto: Valentina Corino / Parole Sparse

D: Per concludere, ci vuoi raccontare un tuo pensiero circa lo stile abitativo americano?

R: Come molti altri aspetti della società americana è semplicemente diverso. Ovviamente ci sono cose che preferisco in uno stile e altre nell’altro, ma a parte il gusto personale credo che la società, la storia dei due paesi, il background culturale siano così diversi che sono impossibili da paragonare. E questa diversità viene spesso sottovalutata da chi si trasferisce. Film e telefilm ci danno l’impressione di conoscere questa realtà, ma spesso quello che se ne vede è solo l’aspetto esteriore.

Foto: Valentina Corino / Parole Sparse

Ringrazio Valentina per questa bellissima opportunità di far conoscere ai lettori una parte dell’America certamente conosciuta e sicuramente cinematografica e letteraria.

Il sogno americano, così come spesso viene interpretato dal cittadino medio americano è anche questo. Nulla più, nulla meno, di una casa in un buon quartiere, con buone scuole, buoni parchi, un buon vicinato, e tutto ciò che può rendere la quotidiana vita di tutti un po’ più piacevole. E voi siete amanti di “Suburbia”?

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