F. Scott Fitzgerald: Una Sorta di Grandezza Epica – introduzione al libro di Tiziano Brignoli

Francis Scott Fitzgerald non è stato semplicemente il romanziere più iconico dell’Età del Jazz, né uno degli scrittori di maggior talento nella storia della letteratura americana e mondiale. E’ anche, da sempre, il mio scrittore preferito, che con il tempo è diventato, come altri l’hanno definito, “un’ossessione”. Adoro immedesimarmi nei suoi libri; amo leggere le sue lettere agli amici, ai colleghi scrittori, alla cara figlia “Scottie” e all’amata Zelda – lettere nelle quali è esistito tutto se stesso all’ennesima potenza; mi appassiona leggere le sue biografie e articoli a lui dedicati.

Per questo motivo, con l’avvento della scrittura nella mia vita, era inevitabile che decidessi di scriverne a riguardo.

Il cantore dell’Età del Jazz.

Ciò che ho sempre amato di Scott Fitzgerald, oltre alla straordinaria potenza della sua letteratura, è il suo carattere, e i numerosi contrasti in esso. Non sarebbe infatti esistito l’autore simbolo del decennio dorato e illusorio americano – gli anni ’20 -senza ciò che scaturiva dalla turbolenza della sua esistenza. La sua vita era la sua letteratura; la sua letteratura era la sua vita. E con lui, protagonista allo stesso modo, c’era Zelda Sayre – partner e rivale allo stesso tempo.

Conoscere il carattere di Fitzgerald è fondamentale per comprendere meglio la sua letteratura. Perché ha scritto Gatsby, e cosa lo rende il romanzo americano per eccellenza? Cosa ha significato Tenera è la notte in termini di sacrificio letterario da parte dell’autore americano, e cosa lo rende uno dei suoi romanzi più autobiografici? Quale ruolo ha giocato Zelda come partner nella giostra della vita di Scott? Cosa ha contribuito al successo di Fitzgerald e poi al teatrale crollo della sua esistenza?

Queste sono tutte domande a cui ho cercato di dare una risposta nel libro F. Scott Fitzgerald: Una Sorta di Grandezza Epica.

E’ un libro nel quale analizzo le sue più importanti produzione letterarie – racconti compresi – partendo da una necessaria e fondamentale analisi del suo carattere; di cosa lo portava ad agire in uno determinato modo; di cosa lo spingeva – anche e soprattutto – a scrivere.

Proprio la scrittura – e la comprensione del lavoro dello scrittore – giocano una parte fondamentale nella comprensione psicologica Fitzgeraldiana. Scott si sacrificava per la scrittura. Notte, giorno – ogni giorno. Non sempre trovava le parole ma non smise mai di credere in se stesso, anche quando sembrava essere l’unico a farlo. La scrittura gli diede dapprima successo e gloria, lo illuse, per poi respingerlo violentemente.

La scrittura di Scott Fitzgerald è quanto di più puro e autentico si possa trovare ancora oggi nella letteratura mondiale. Sembra quasi che riuscisse a fermare, anche solo per un istante, il normale corso del tempo, a scomporlo, comprenderlo in tutte le sue sfaccettature e poi trasformarlo in letteratura.

Di tutto questo parlo in Una Sorta di Grandezza Epica. Di scrittura e del perché Scott avesse l’estremo bisogno di scrivere, dei suoi libri e di cosa li rende ancora così vivi dopo quasi cent’anni dalla loro pubblicazione, di lui e di Zelda, di crolli e di riprese, di flapper e di Jazz Age.

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Buona lettura a tutti i nostalgici della letteratura Fitzgeraldiana là fuori!

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