Boston Red Sox,  Fenway Park

Benvenuti al Fenway Park, la “Cattedrale” di Boston

Quando si parla di sport, in America, c’è una città che tende a spiccare sopra tutte le altre, e si chiama Boston. E’ dovuto al successo dei propri team sportivi, dell’intenso legame che questa città ha con essi (un legame più importante del sangue, come scrissi una volta).

Il posto prediletto dai bostoniani dove trascorrere le proprie giornate è certamente uno: il Fenway Park – casa dei Boston Red Sox. Questo è dovuto alla vicinanza al centro cittadino (si può raggiungere lo stadio in pochi minuti di metropolitana o con una breve passeggiata a piedi). Ma anche perché i Sox sono a tutti gli effetti considerati il team sportivo della città, quello più vicino all’anima dei suoi abitanti. Infine, ma non meno importante, è perché al Fenway si è vista e si è fatta la storia del baseball, nonché quella americana.

Oggi sono orgoglioso di introdurre la storia di questo stadio, e di questa squadra, attraverso le parole di Mark Chekares, editorialista sportivo presso il sito Guy Boston Sports. Lo potete ascoltare anche sul suo podcast dedicato ai Red Sox, che potete trovare su Balls Deep Red Sox Podcast oppure iscrivendovi su iTunes.

La “Cattedrale” di Boston.

Domanda: Raccontaci come sei diventato un tifoso dei Red Sox. Ovviamente sei di Boston, ma cosa ti ha colpito in particolar modo di questa squadra?

Risposta: Sono diventato un tifoso dei Red Sox, inizialmente, quando avevo circa tre anni, e i miei genitori e mia nonna mi portarono alla mia prima partita al Fenway Park. Era una partita serale, e avevamo i posti appena dietro la casa base. Non ricordo molto della partita, ma i Red Sox vinsero e io ricordo di essermi addormentato intorno al settimo inning.

La mia passione venne solidificata durante la stagione del 1983, che fu l’ultima stagione di Carl Yastrzemski. Ho guardato più o meno ogni partita e ho visto dal vivo la sua ultima partita.

Inoltre, mia madre guardava le partite ogni sera sul canale 38 WSBK Boston condotto da Ned Martin e dall’ex ricevitore dei Sox Bob Montgomery al commento. Ricordo chiaramente quando avevo circa cinque anni, piansi per vedere una partita insieme a lei con Jim Rice che fece una grandissima giocata. I Red Sox vinsero la partita. Ero sconvolto. Fu una partita senza senso intorno a maggio o giugno. Credo che in quel momento lì io sia davvero diventato un loro tifoso.

Credo che inizialmente, ciò che mi ha colpito, è stata l’uniforme. Erano così fresche e bianche. Ho adorato l’iconica “B” sul cappellino rosso. E una volta che ho iniziato io stesso a giocare a baseball, ero ossessionato. E il campo era così verde. Ma sono sicuramente stati i miei genitori a farmi appassionare. Mio papà doveva sempre alzarsi presto per andare a lavorare, ma lui faceva sempre qualche lancio con me dopo la scuola quasi ogni giorno, a volte anche in inverno. Mio padre lavorava a Boston, così eravamo attorno al Fenway piuttosto spesso.

Il Fenway Park è storia e orgoglio.

D: Parlando del Fenway Park, cosa lo rende non solo amato dai bostoniani, ma “lo stadio di baseball più amato in America”?

R: Per quanto riguarda i bostoniani, il parco è venerato perché è essenzialmente un punto storico. E’ stato lì intorno da sempre, nel corso di numerose generazioni.

Ricordo che mia nonna, che è morta negli anni ’80, mi raccontava le storie di quando lei vide Babe Ruth giocare al Fenway. Per me, ogni volta che sono andato allo stadio, ho pensato a tutti i grandi che avevano toccato il diamante da gioco: Ruth, [Ted] Williams, Smoky Joe Wood, Jimmy Foxx… era come un museo vivente per me. E come per la maggior parte dei bostoniani, mi piace che il Fenway sia in un quartiere residenziale, il che lo rende infinitamente più affascinante di molti stadi che sono stati costruiti nel bel mezzo di un parcheggio in vicinanza di un’area metropolitana maggiore.

E’ interessante, tuttavia, che, più diventava vecchio e indipendente, Fenway ha perso un po’ del suo lustro. Alla fine degli anni ’80 e attraverso gli anni ’90 il parco ha iniziato a diventare davvero sciatto. La zona dei chioschi era un incubo. Code infinite per il cibo e i bagni. Ti saresti perso un sacco di azioni durante la partita. I corrimani erano arrugginiti e le cose stavano solo decadendo… letteralmente.

Poi nel 1993 i Baltimore Orioles aprirono Camden Yards, uno stadio di baseball in stile retrò, che era più personale ed eccentrico degli stadi fatti con lo stampino per i biscotti costruiti negli anni ’60 e ’70. Camden Yards era meraviglioso. Sensazioni vecchia scuola con servizi all’avanguardia. Il Fenway dava sensazioni vecchia scuola perché era vecchio. Mancava quel tocco di sensibilità moderna.

Intorno al 2000, la vecchia proprietà dei Red Sox progettò di costruire un nuovo Fenway Park dall’altra parte della strada rispetto alla posizione dell’attuale Fenway. Ci fu un sacco di opposizione da parte dei bostoniani. C’era un gruppo che si chiamava “Salviamo il Fenway Park” e i loro adesivi per paraurti circolavano in tutto il New England. Ripensandoci, in realtà io volevo che costruissero il Nuovo Fenway.

Lavoravo per una rivista edilizia chiamata “Engineering News-Record” e mi sono occupato del progetto. Il nuovo stadio avrebbe conservato il fascino e l’intimità di uno stadio da 35,000 posti, ma avrebbe incluso posti migliori, stand e maggiori esperienze per i tifosi.

Poi, nel 2002, la John Henry’s Onwnership Group ha acquistato la squadra e ha iniziato a riprogettare il vecchio Fenway per i tifosi. Hanno installato dei posti sul Mostro Verde (Green Monster), i posti coperti, ed espandendo i posti nella zona sinistra dello stadio. Hanno migliorato i bagni e gli stand e ridipinto la maggior parte del campo. Hanno chiuso le strade fuori dal parco e hanno sostanzialmente espanso Fenway in una festa da strada. La gente ama Fenway perché evoca nostalgia. John Henry ha mantenuto la nostalgia viva, ma ha anche reso lo stadio nuovamente funzionale, così che anche altre generazioni godessero di esso. Essenzialmente, John Henry ha salvato Fenway Park.

D: Come ti piacerebbe descrivere un tipico giorno al Fenway? Per esempio, so che viene suonata “Sweet Caroline” ma hai altro da raccontarci? Cosa rende speciale un giorno qui?

R: Mi sento di dover affrontare questo argomento immediatamente… io detesto “Sweet Caroline.” Voglio dire, lo capisco, riunisce 40,000 tifosi e tutti la cantano ed è carino. Ma quando i Red Sox sono sotto di cinque punti e hanno giocato di merda, l’ultima cosa che ho voglia di fare è andare avanti e indietro e cantare “So Good, So Good, So Good” con un mucchio di sconosciuti.

Penso che “Sweet Caroline” colpisca di più i tifosi occasionali. Io sono più concentrato sulla partita. Ma generalmente un tipico giorno al Fenway è fenomenale.

La città va in fermento con persone che indossano il loro abbigliamento dei Red Sox, e non appena attraversi il ponte dalla fermata della metro Kenmore T-Stop o entri in Lansdowne St. dalla parte posteriore, l’odore di carne grigliata colpisce le tue narici e in quel momento ti rendi conto che sei finalmente arrivato. Ci sono diversi stabilimenti in cui prendere da bere lì intorno. Le persone sono genuinamente felici. Boston è una città collegiale, dunque molti ragazzi di vent’anni vanno lì per festeggiare, o perfino per portare i loro appuntamenti.

Il mio primo appuntamento con mia moglie è stato al Fenway. Il baseball è unico in quanto è il solo dei quattro grandi sport americani che si gioca in estate. Dunque l’ambiente è caldo, la gente viene lubrificata dalla birra, e puoi sederti al sole osservando un gruppo di ragazzi giocare ad un gioco per bambini. Niente di meglio.

D: Parlando degli attacchi alla Maratona di Boston del 2013, ritieni che le partite dei Boston Red Sox abbiano aiutato la città a risollevarsi? Le famose parole di David Ortiz risuonano ancora nella mia mente.

R: Il lunedì della maratona, o il Patriot’s Day, come è ufficialmente chiamato in Massachusetts, è una festività dello stato. Letteralmente milioni di persone si riversano in strada per celebrare la maratona.

I Red Sox giocano sempre in casa quel giorno, e la partita inizia alle 11 di mattina, nello stesso momento nel quale incomincia la corsa. E’ un giorno estremamente festoso in città, e una delle miei festività preferite durante l’anno.

Non vedevo l’ora di andare a vedere la partita e successivamente raggiungere la linea del traguardo per vedere la madrina di mia figlia, che stava correndo le 26,2 miglia per la prima volta, attraversare la linea del traguardo. Ma avevo un figlio appena nato nel 2013 e decisi di rimanere a casa ed aiutare mia moglie con il bambino. Ho guardato la partita in televisione per poi correre in negozio ad acquistare qualche pannolino o cose così. Stavo ascoltando la partita su una stazione sportiva locale nella mia macchina, e interruppero la cronaca per parlare un po’ della maratona. Sono corso nel negozio, acquistato un po’ di roba, tornato nella mia macchina e tutto quello che ho sentito è stato: “Ci sono corpi ovunque, sangue sui marciapiedi, persone a cui mancano gli arti…” Mi sentivo come: che cazzo sta succedendo? Sono andato di corsa a casa e ho girato sulle notizie e quello è stato il momento nel quale ho visto tutto… il fumo, il sangue, i feriti. Naturalmente, ho sentito un blocco al mio stomaco e ho iniziato a fare delle telefonate. Solamente un’ora dopo ho scoperto che la mia amica e la sua famiglia stavano bene.

Qualche giorno dopo, quando i Red Sox sono tornati in azione, stavano indossando delle uniformi speciali che dicevano “Boston” invece di “Red Sox.” E’ stato un momento galvanizzante per la città, la regione e la nazione.

Il terzo uomo base dei Red Sox, Will Middlebrooks, immediatamente ha twittato #bostonstrong e lo slogan ha subito preso piede. David Ortiz ha fatto il suo famoso discorso nel quale disse “Questa è la nostra fottuta città” e davvero ha caricato chiunque dopo un atto di vile codardia che ha ucciso due giovani donne e un piccolo bambino.

Subito dopo il discorso di Ortiz ho ricevuto un messaggio da mio fratello: “Vinceranno le World Series ora. Vedrai.” Aveva ragione. L’ha previsto, e quella probabilmente è stata la formazione dei Red Sox di meno talento a vincere tutto. Hanno voluto quella vittoria. L’hanno fatto per l’intera città, non per loro stessi. Sono stati esattamente ciò di cui la regione aveva bisogno per guarire, e ce l’hanno fatta. Vederli portare il trofeo delle World Series sulla linea del traguardo durante la parata della vittoria ancora oggi mi dà i brividi. Questo è il motivo per cui lo sport è così importante.

D: Parliamo della gloriosa stagione del 2004. Come ricordi quei playoff per i Red Sox? E quella famosa Gara 4 al Fenway che ha tenuto i Red Sox in vita? C’era questa sensazione che questa volta sarebbe stato diverso, che i Red Sox potevano battere il destino. Sai, c’erano slogan come “Keep the faith” (Mantieni la fede) e “Believe in Boston” (Credi in Boston).

R: Boston è una piccola città operaia. Puro e semplice. C’è veramente poca pretesa fra i suoi cittadini. Siamo tipi duri e una città da pranzo al sacco. E quello che le persone da fuori non comprendono è che i nostri recenti 18 anni di dominio sportivo sono stati davvero sudati. Prima del 2004, i Red Sox non avevano vinto un campionato in 86 anni. I Patriots [New England Patriots] sono stati la squadra costantemente sbeffeggiata nella NFL per oltre trentacinque anni. Il loro vecchio stadio era peggiore di un impianto studentesco di un liceo texano. I Bruins non hanno vinto la Stanley Cup per trent’anni, e i Celtics, l’ultima rilevante squadra in città, non avevano vinto nulla per sedici anni.

Ma voglio dire, ho guardato ogni partita dei Patriots negli anni ’80 quando facevano schifo. Avevo i biglietti dei Celtics nel 1999 quando hanno vinto diciannove partite (su 82 partite giocate). 19! I Red Sox del 1986, quando erano ad un singolo strike dal vincere ogni cosa, mi hanno strappato il cuore a tal punto che piangevo come uno sciocco sul pavimento. Ma noi di Boston continuiamo a guardare e a tifare, perché la nostra gente non si arrende mai. Semplicemente non è nel nostro DNA mollare. Chiedi agli inglesi. New York ed LA hanno una gigantesca area metropolitana internazionale intorno a loro. LA ha Hollywood e il cinema; New York ha Broadway e i teatri. Boston ha gli ospedali, i college, e colleghi che guidano furgoni con attrezzi da lavoro nel retro. Sembra più un quartiere residenziale. In più LA e NY hanno due squadre per ogni sport. Le lealtà sono divise. Non è così a Boston.

I suoni e i colori del Fenway.

Il 2004… Fenomenale. Inizio con il dire che non avevo nessuna fede che i Red Sox battessero gli Yankees quell’anno. Nessun team aveva mai rimontato uno svantaggio come quello, di 3-0.

Mia moglie ed io eravamo presenti allo stadio durante Gara 4, ma entrambi dovevamo andare al lavoro il giorno seguente, dunque abbiamo lasciato la partita poco dopo la mezzanotte. Ero nella mia macchina a poca distanza dal Fenway, quando Ortiz ha colpito la palla – il fuori campo vincente della partita. Poi, loro hanno vinto la notte successiva in un modo molto simile, drammatico, con ancora un altro grande colpo di Ortiz. Poi hanno vinto Gara 6 nei confini ostili dello Yankee Stadium. Generalmente, in queste circostanze, cerco di essere pragmatico. Ho pensato: “Lo stanno facendo di nuovo. Ci stanno prendendo per il culo. Stanno portando questa serie a Gara 7. Guideranno la partita per un po’, ma poi nell’ottavo o nono inning perderanno di nuovo,” proprio come fecero l’anno precedente quando persero negli extra inning con un fuoricampo di Aaron Boone. E’ successo nel ’75, nel ’78, nell’86, nel 2003 (solo per citarne alcuni, ma ce ne sono stati molti altri, credimi).

Ma onestamente mi sentivo davvero a mio agio ad andare in Gara 7. Avevo la sensazione che questo gruppo non fosse spaventato dai fantasmi dei giocatori morti degli Yankees. I Sox del 2004 hanno vinto perché hanno giocato sciolti dalla pressione. Una volta che hanno battuto gli Yankees, e vinto le prime due partite contro i Cardinals, ho capito che ce l’avevamo fatta. Ho guardato Gara 4 con mio papà e alcuni miei cari amici. E’ stato surreale. Sono entrato in un bar locale per festeggiare dopo che Keith Foulk ha lanciato l’ultima palla della partita, e completi sconosciuti stavano letteralmente baciando altri completi sconosciuti. Uomini adulti che si abbracciavano e piangevano. E’ stato qualcosa di spettacolare. Non dimenticherò mai quando guardai un mio amico immobile davanti alla tv con il caos che stava prendendo piede intorno a lui. Non ci poteva credere. Credo che non abbia guardato nient’altro che la tv quella notte. Andare al lavoro il giorno seguente è stato brutale. Ho dormito un totale di zero secondi quella notte. Ne è valsa la pena.

D: Circa la rivalità fra Boston e New York, cosa la rende così intensa secondo te?

R: Il miglior giocatore nella storia di questo sport, Babe Ruth, era un lanciatore davvero dominante dei Red Sox. Il proprietario dei Red Sox dell’epoca, Harry Frazee, stava cercando di trovare fondi per alcuni spettacoli di Broadway e l’ha venduto agli Yankees. E’ diventato il miglior giocatore nella storia di questo sport, e gli Yankees andarono a vincere 26 campionati e i Red Sox zero.

La rivalità fra Boston e New York è il tipico caso di fratello maggiore contro fratello minore. New York è il fratello maggiore che ci ha picchiato e torturato a sangue per quasi novant’anni. In più, geograficamente è davvero vicina a Boston, dunque i tifosi di entrambe le squadre entrano nel territorio della tifoseria avversaria piuttosto frequentemente.

Crescendo, ho certamente avuto un complesso di inferiorità nei confronti degli Yankees. Eravamo gelosi. Ed ogni tifoso dei Red Sox che dice il contrario mente. Fortunatamente, il fratello più piccolo ha preso le sue vitamine, è andato in palestra, e finalmente ha battuto il fratello maggiore. Dalla prospettiva dei giocatori, la rivalità è al suo massimo quando i giocatori si odiano. C’è stata la rissa di A-Rod [Alexander Rodriguez, giocatore Yankees] nel 2004, e la mischia fra Joe Kelly e Tyler Austin lo scorso anno. Questo tipo di risse fanno esaltare i tifosi.

Aaron Judge ha cantato “New York, New York” di Frank Sinatra dopo aver vinto una gara di playoff lo scorso ottobre, ed è stata davvero una cosa stupida da fare. Ha fatto incazzare i Red Sox a non finire. Dopo che loro hanno battuto gli Yankees nel loro campo, l’hanno intonata nel loro spogliatoio, spruzzandosi champagne e birra gli uni sugli altri. La guerra psicologica al suo meglio.

Di nuovo campioni. World Series 2018.
Foto: AP Photo/Jae C. Hong

D: Per quanto puoi ricordare, qual è stato il tuo ricordo più bello al Fenway Park?

R: Il mio ricordo migliore, in linea generale, del Fenway, è andare alla giornata inaugurale ogni anno con mio padre. Abbiamo iniziato questa tradizione nel 1985. A parte qualche anno, quando ho allenato la squadra di baseball del liceo, non ho mai perso una giornata d’apertura con mio papà. Amava saltare il lavoro e tirarmi fuori da scuola per partecipare alla partita. E’ come andare in vacanza. Lui è morto nel 2011, ma ora prendo i miei figli con me, così avranno gli stessi profondi ricordi del baseball come li ho io.

Specificatamente, la più grande partita che ho mai visto al Fenway è stata Gara 6 delle World Series del 2013 quando i Red Sox hanno vinto a casa loro. Avevo una collana con me con le ceneri di mio padre. L’ho indossata quel giorno così lui sarebbe stato con me. L’atmosfera intorno allo stadio era palpabile. Come se tu avessi potuto tagliarla con un coltello. I Sox vinsero nel 2004 e nel 2007, ma entrambe le vittorie arrivarono con una partita vinta fuori casa. Le persone erano esaltate dal poter vedere un campionato vinto in casa, e i Sox li hanno accontentati.

Altri momenti fantastici sono stati il no-hitter di Derek Lowe nel 2002 (un no-hitter è quando una delle due squadre non riesce a segnare nemmeno una battuta valida). Il fuori campo che ci fece vincere la partita di Manny Ramirez durante i playoff del 2007, e Gara 2 delle World Series in quest’ultima stagione. Ho anche visto Paul McCartney cantare al Fenway, il che è stato incredibile.

D: Un’ultima domanda. Cosa rende i Red Sox la miglior squadra nel baseball?

R: Cosa ha reso i Red Sox la miglior squadra nel baseball nell’ultima stagione? Alex Cora, il loro manager. I Red Sox sono una squadra relativamente giovane, e il loro ex manager, John Farrell, era perfetto per i veterani e giocatori più vecchi. Aveva difficoltà a comunicare con i ragazzi più giovani e gli metteva addosso un sacco di pressione per vincere. Un giocatore ha fatto notare che Farrell trattava una partita di un qualunque martedì notte di maggio contro i Royals come una Gara 7 delle World Series. Non puoi tenere quella tensione per 162 partite in un anno. Così quando Cora ha preso la guida, la squadra si è rilassata, si è divertita, e nel frattempo ha ottenuto risultati.

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