4 luglio

La festa dell’Indipendenza in America. Ecco come viene festeggiata dai “locals” – Parte 2

La rubrica dedicata alla festa dell’Indipendenza americana continua oggi con le parole di Mark Chekares, articolista sportivo dei Boston Red Sox presso il sito Guy Boston Sports. Potete anche trovare il suo podcast dedicato alla squadra su Balls Deep Red Sox Podcast oppure iscrivendovi su iTunes.

Domanda: Cosa rende il giorno dell’Indipendenza una festività così tanto amata in America?

Risposta: Penso il fatto che i coloni hanno sconfitto gli inglesi quando si trovavano al massimo del loro potere, durante la fine del 1700. I coloni stavano producendo un sacco di roba di qualità e la spedivano in Inghilterra. Hanno reso un sacco di persone ricche, dunque quando hanno iniziato a esserci dazi e pratiche commerciali sleali che interferivano con la loro ricchezza e il loro lavoro, i coloni si sono ribellati. E anche il fatto che molti dei combattenti fossero agricoltori e proprietari di imprese, non coinvolti nell’esercito, ha contribuito a ciò. Venivano chiamati Minute Men perché dovevano essere pronti a lottare “in un minuto.”

D: Come viene festeggiata questa festività dagli americani?

R: Celebriamo con i fuochi d’artificio e con il tradizionale cibo americano come hot dog e hamburger, generalmente facendo una grigliata all’aperto da qualche parte. La tradizione dei fuochi d’artificio è nata come una sorta di tributo al nostro inno nazionale (“And the rockets red glare, the bombs bursting in air“), dunque quello è un diretto riferimento alla guerra del 1812 (di nuovo contro l’Inghilterra… le persone si dimenticano che gli abbiamo frustato il culo per ben due volte).

Per quanto riguarda la mia famiglia, dal momento che viviamo nel New England, generalmente mangiamo clam boils, che consiste in vongole, hot dog, cipolle, patate, salsiccia e chorico oppure linguica (salsicce in stile portoghese). Aspetto ogni anno di mangiare il clam boil del 4 luglio. Assolutamente delizioso.

Chi vuole un succulento hot dog?

D: Com’è celebrato il 4 di luglio a Boston? Voglio dire, è la culla dell’America.

R: A Boston, la prima cosa che mi viene in mente, è il concerto all’aperto all’Hatch Shell, lungo il fiume Charles. La Boston Pops Orchestra suona un concerto giusto in tempo per la celebrazione con i fuochi d’artificio. Si arriva al culmine della festa verso la fine. E’ piuttosto impressionante. So che un sacco di bostoniani vanno giù a Cape Cod o le isole intorno godendosi un po’ di cibo di mare, il sole e le grandi spiagge del New England. C’è un sacco di birra anche.

D: Hai alcuni ricordi personali riguardanti questa festa che ci vuoi raccontare?

R: Ero abituato ad andare da mio cugino a New Bedford ogni anno. Possedeva un’azienda di pesca piuttosto di successo e c’era sempre una grande quantità di cibo di mare e la sua famosa clam chowder (una zuppa del New England). La sua casa si trovava proprio sul fiume Acushnet e c’erano scivoli d’acqua ovunque così noi uscivamo sul molo e i fuochi d’artificio venivano lanciati da una chiatta sul fiume. Avevi la sensazione che esplodessero proprio sopra la tua testa.

D: Cosa rende l’America la più grande nazione al mondo? Offri il tuo tributo al giorno dell’Indipendenza!

R: Penso che ciò che ha reso l’America una tale forza nel mondo così rapidamente è il duro lavoro che gli americani hanno sempre fatto, e a cui hanno sempre dato valore. Ci sono voluti un sacco di tempo e fatica affinché i coloni si potessero stabilire permanentemente qui, e quell’etica del lavoro puritana è rimasta con noi nel corso della Storia. La prima volta che sono andato in Europa sono rimasto scioccato dal fatto che i negozi chiudessero così presto. Alle 17 è tutto chiuso. In America i negozi rimangono generalmente aperti fino alle 21. Questo è solo un piccolo esempio, ma cito sempre la poesia di Walt Whitman – Sento l’America che canta (I Hear America Singing) – come la ragione per cui l’America è così grande.

I hear America singing, the varied carols I hear…
Each singing what belongs to him or her and to none else,
The day what belongs to the day—at night the party of young fellows, robust, friendly,
Singing with open mouths their strong melodious songs.

Vi consiglio anche la lettura di questa intervista, sempre in collaborazione con Mark Chekares, che ci racconta cosa significa essere di Boston, tifosi dei Red Sox e cosa vuol dire seguire una partita di baseball al Fenway Park: la “Cattedrale” di Boston.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: