La festa dell’Indipendenza in America. Ecco come viene festeggiata dai “locals” – Parte 3

Continuiamo con la rubrica dedicata alla festa dell’Indipendenza americana, oggi con le parole di Dusty Richard, orgogliosamente texano, che ci racconterà di come questa festa tutta americana viene festeggiata in uno degli stati più patriottici del Paese, fornendo inoltre al suo racconto anche degli approfonditi e bellissimi connotati storici. Buona lettura!

Domanda: Cosa rende il giorno dell’Indipendenza una festività così amata nella nazione?

Risposta: Il giorno dell’Indipendenza è sempre stato una festività particolarmente venerata in America. Per molti americani è il momento in cui le famiglie si riuniscono a festeggiare l’America che diventa un anno più vecchia.

La nostra lotta per l’indipendenza è stata diversa da quella di ogni altra nazione, prima o dopo di allora. Abbiamo deciso di separarci dall’impero britannico, il quale aveva la miglior marina militare e il miglior esercito che il mondo avesse visto dall’impero romanzo. Ci siamo ribellati contro le scorrette imposte fiscali dell’impero britannico (francobolli, carta, tè, etc.) a causa del costo esorbitante della Guerra Francese e Indiana (1754-1763).

I coloni avevano la sensazione che noi non fossimo adeguatamente rappresentati in Parlamento, e si rifiutavano di essere tassati senza essere rappresentati, così noi abbiamo lottato per la nostra indipendenza. Con le percentuali di vittoria decisamente a nostro sfavore, ma con degli alleati che si sono uniti alla nostra lotta, abbiamo vinto la nostra indipendenza e abbiamo sferzato un duro colpo alla forza e alla reputazione dell’impero britannico.

Fin dal 1776 questo giorno è celebrato in pompa magna e per una buona ragione. Abbiamo dichiarato la nostra indipendenza il 4 di luglio e ringraziamo coloro che hanno dato la piena misura della loro devozione, come ha detto Abraham Lincoln, per assicurarne il successo.

Siamo diventati, e rimarremo, un faro della libertà e una città splendente sopra una collina per immigrati e rifugiati che cercano la libertà sulle nostre coste.

Moltissime famiglie hanno membri che servono nelle nostre forze armate (l’esercito, la Marina, l’Air Force, i Marines e la Guardia Costiera) che si sacrificano ogni giorno per assicurarsi che noi rimaniamo una nazione libera.

In conclusione, il giorno dell’Indipendenza fornisce a tutti gli americani un senso di dovere e di orgoglio nel ricordare ciò che siamo stati e ciò che deve essere fatto per rimanere liberi.

Come il Presidente Reagan ha detto:

La libertà non è mai più di una generazione lontana dall’estinzione. Non si tramanda ai figli con il sangue. Bisogna lottare per essa, dobbiamo proteggerla e consegnarla a coloro che fanno lo stesso.

Uniti e orgogliosi di essere americani.

D: Come è vissuta questa festività dagli americani?

R: I sentimenti degli americani nei confronti del giorno dell’Indipendenza sono molti, ma in conclusione molti americani sono orgogliosi di essere nati nella nazione più libera di tutte. Il giorno dell’Indipendenza ci fornisce un senso di orgoglio su ciò che la nostra nazione ha realizzato in 243 anni.

L’America è stata fondata sull’idea che possiamo autogovernarci. Qualcosa che era inaudito fin dai tempi delle democrazie greche prima dell’era di Cristo. In molti hanno tentato di copiare quest’idea ma c’è solo un originale, e si chiama Stati Uniti d’America.

Naturalmente, quelli nati in America, credo, hanno una sorta di svantaggio perché la libertà è tutto ciò che conosciamo. Mi fa sorridere quando vedo degli immigrati che hanno percorso la strada giusta per essere cittadini americani. Alcuni di loro hanno dovuto aspettare anni per entrare nel nostro Paese e ancora più tempo prima di poter diventare cittadini di questa grande nazione. Affrontano un test di cittadinanza che molti cittadini americani non passerebbero. Con tutta quella fatica, significa molto di più per loro che per alcuni di noi.

Le persone provenienti dal blocco sovietico in Europa, la Cina, i paesi socialisti e comunisti in tutto il mondo, sanno cosa significa avere ogni aspetto della loro vita sotto controllo, dalla culla alla tomba. Loro vengono in America per determinare la loro strada, e costruirsi una vita piacevole, per loro stessi e le loro famiglie. L’America non è perfetta sotto ogni aspetto, ma c’è un motivo per cui molti cercano di venire verso le nostre coste, compiendo così il proprio destino.

D: Com’è celebrato il 4 di luglio in Texas? E’ uno stato così patriottico…

R: Ho vissuto in Texas fin dal 2000 e quasi tutti i miei festeggiamenti del giorno dell’Indipendenza sono stati nel Texas del nord. Noi qui prendiamo la nostra libertà seriamente poiché siamo l’unico stato dell’Unione a essere stato una vera a propria nazione (1836-1845) prima di venire annessi al governo degli Stati Uniti.

Una grande percentuale delle nostre forze armate proviene dal Texas. Secondo i dati del Dipartimento della Difesa, il Texas è secondo nella nazione, dietro la California, nell’avere il maggior numero di membri nelle forze armate nel 2017 (164,234).

Celebriamo riunendoci tutti insieme e apprezzando la compagnia reciproca e godendoci la festività, sia a casa che in città con i fuochi d’artificio che durano per circa 45 minuti. Ci sono eventi patriottici, spettacoli pirotecnici e parate che vanno avanti tutto il giorno in tutta la nazione. Le più grandi celebrazioni avvengono a Washington DC (la nostra capitale). Altre città come New York, Boston e Philadelphia danno grandi festeggiamenti allo stesso modo. Specificatamente per il Texas, i più grandi festeggiamenti sono probabilmente ad Austin, Dallas o Houston. Le celebrazioni danno a tutti gli americani, e in particolare ai texani, il giusto significato di cosa vuole dire essere americani.

Pronti a festeggiare?

D: Hai qualche aneddoto riguardante questa festività che ti piacerebbe raccontare?

R: Generalmente trascorro il giorno dell’Indipendenza con i miei amici e la mia famiglia, considerando che è una delle mie festività preferite durante l’anno. Quando ero più giovane mi ricordo che guardavo i documentari sul canale A&E oppure su History Channel riguardanti la Rivoluzione Americana o i padri fondatori del nostro Paese, come George Washington, Thomas Jefferson o John Adams. Mi hanno mostrato i sacrifici che loro hanno compiuto per portare l’idea che avevano dell’America a diventare realtà.

Negli ultimi dieci anni penso a tutti i sacrifici che i nostri uomini e donne nelle forze armate compiono ogni giorno e coloro che mettono a rischio la propria vita così che noi possiamo rimanere liberi.

Ho iniziato a pensare ai nostri padri fondatori, sapendo che se loro fossero stati sconfitti, avrebbero perso le loro vite a causa degli atti di tradimento contro l’impero britannico. Penso anche al fratello contro fratello, amico contro amico, durante la Guerra Civile.

La mia mente poi si sposta alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, per assicurarsi che le nazioni del mondo avessero la nostra stessa opportunità di decidere per se stesse che tipo di nazione volessero essere. Abbiamo sconfitto le aggressione tedesche e austriache durante la Prima guerra mondiale ed eliminato il dominio dei nazisti e dei giapponesi in Europa e in Asia durante la Seconda guerra mondiale. Come conseguenza dei nostri sforzi, molte nazioni hanno potuto – e possono – decidere, attraverso il sistema elettorale, chi vogliono come leader della propria nazione.

D: Cosa rende l’America la più grande nazione del mondo? Dai il tuo tributo alla festa dell’Indipendenza.

R: Amo essere un americano!! Nonostante la nostra storia non sia così vasta come quella dell’Egitto, della Cina o dell’Inghilterra, la nostra storia e le nostre azioni sono semplicemente straordinarie e parlano per noi.

Abbiamo iniziato come una colonia della Gran Bretagna nel 1616 con la fondazione di Jamestown in Virginia e successivamente con la fondazione di altre dodici colonie fino alla colonia della Georgia nel 1732. Più di quarant’anni dopo abbiamo dichiarato la nostra indipendenza alla Gran Bretagna ed entro il 1783 abbiamo vinto la nostra libertà, per poter determinare noi stessi quale tipo di nazione volevamo essere. Partendo da un piccola nazione di 13 colonie ci siamo espansi a 50 stati nei successivi 170 anni.

Abbiamo lottato per la nostra libertà contro la Gran Bretagna una seconda volta nel 1812 e ne siamo usciti vittoriosi grazie agli sforzi di molti, incluso il futuro Presidente Andrew Jackson.

Abbiamo combattuto l’un l’altro per sradicare l’istituzione della schiavitù; combattuto per la parità di diritti per gli afroamericani, che include il diritto di voto, di avere una casa propria, e molto più tardi, di non essere molestati a causa del colore della loro pelle. Abbiamo lottato per il diritto delle donne di votare; abbiamo lottato per mantenere il mondo libero in Europa nella Prima guerra mondiale e in Europa e Asia nella Seconda guerra mondiale. Abbiamo lottato per eliminare l’influenza sovietica in Europa, Africa, America del Sud e Asia. Abbiamo lottato per minimizzare l’influenza e la monopolizzazione di John D. Rockefeller e Andrew Carnegie sulle industrie del petrolio; e abbiamo lottato per garantire che le minoranze trovassero un posto a tavola.

Un classico nel giorno dell’Indipendenza.

Infine, gli americani sono le persone più caritatevoli della terra, e contribuiamo con centinai di milioni ogni anno a cause locali, nazionali e internazionali per le persone in difficoltà. Il nostro governo dà miliardi in aiuti esteri alle nazioni alleate. Abbiamo realizzato di più in 243 anni della nostra esistenza di quanto molte nazioni facciano in un millennio.

Nonostante l’America abbia avuto problemi internamente ed esternamente, noi siamo ancora la splendente speranza del mondo. Concludo con una grande citazione del nostro sedicesimo Presidente, Abraham Lincoln:

L’America non sarà mai distrutta dall’esterno. Se noi cadremo e perderemo la nostra libertà, sarà perché abbiamo distrutto noi stessi.

Potete inoltre trovare la prima parte di questa serie di interviste qui, mentre la seconda qui.

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