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Il retaggio letterario, storico e culturale della casa al 919 Felder Avenue, Alabama, dove vissero Scott e Zelda Fitzgerald – Parte 1

In Italia è ancora troppo poco conosciuto, ma Scott Fitzgerald è stato uno dei maggiori scrittori americani, e il maggior esponente della Lost Generation. Inoltre, insieme alla moglie Zelda ha rappresentato un simbolo sociale e culturale per un’intera generazione, nonché un’icona, tanto amata quanto discussa, dei decenni e del secolo seguente.

Molti lo ricorderanno per capolavori quali Il grande Gatsby, per le feste newyorkesi o l’affascinante vita parigina e sulla dorata Riviera Francese. Ma anche l’Alabama ha rappresentato un posto significativo nel suo sviluppo umano così come letterario.

A Montgomery, infatti, conobbe l’amata Zelda, e qui poi visse, a inizio anni ’30, insieme alla moglie e alla figlia Frances, chiamata “Scottie”. Qui inoltre produsse parte del suo ultimo lavoro pubblicato in vita – Tenera è la notte. Tentò infine di superare i passati fantasmi del suo matrimonio, e le paure del prossimo futuro, dei sempre più numerosi crolli nervosi di Zelda, e della stessa flapper americana sempre più una sua rivale artistica e sempre meno partner della sua vita.

I Fitzgerald a Montgomery a inizio anni ’20.
Foto: Princeton University Library

E’ importante infatti ricordare che Zelda era un’ottima e apprezzata pittrice, nonché scrittrice. Questo logicamente incentivò una rivalità con Scott non indifferente, soprattutto sulla “legittimità” del materiale privato da usare.

Montgomery quindi, dove i Fitzgerald si conobbero, e infine affrontarono un capitolo molto difficile della loro vita insieme, è un luogo importante per conoscere meglio la loro storia, artistica e personale. Nella città dell’Alabama i Fitzgerald abitarono in un quartiere residenziale, precisamente al 919 Felder Avenue, dove oggi sorge il Fitzgerald Museum (l’unico museo al mondo dedicato a Scott e Zelda).

La storia di questo museo è particolarmente affascinante e, a partire da questo articolo, ve la racconterò in una serie di approfondimenti.

La mobilitazione pubblica attorno al 919 Felder Avenue

Nell’agosto del 1981 il retaggio culturale di questa storica casa rischiava di andare perduto per sempre. Il Colonnello Les Thompson e sua moglie Hannah ritenevano che la zona fosse perfetta per la costruzione di un complesso di condomini. Erano quindi intenzionati ad abbattere le case presenti per fare spazio a questo nuovo progetto industriale.

Molti residenti del quartiere, a partire da Julian McPhillips e sua moglie Leslie, da poco trasferitisi in zona, non accolsero di buon grado le intenzioni del signor Thompson.

Il signor McPhillips, come mi ha personalmente raccontato, è stato un avvocato per i diritti civili per 48 anni così, intenzionato a preservare quell’importante patrimonio culturale e storico, ha intentato una causa presso il Tribunale locale di Montgomery. Una causa seguita e sostenuta da numerosi altri residenti dell’area.

Il Fitzgerald Museum a Montgomery.
Foto: Jonathon Kohn, Fitzgerald Museum

A supporto dei signori McPhillips arrivò niente di meno che Scottie Fitzgerald Lanahan Smith, l’unica figlia di Scott e Zelda. Proprio lei fu un importante appoggio alla causa, dimostrandosi fondamentale alla sua – solo momentanea – risoluzione.

Come Carroll Dale Short ha scritto sul The People’s Lawyer, l’enorme movimentazione che ci fu attorno alla vecchia casa dei Fitzgerald causò così tanto interesse che ormai era diventato un argomento di interesse comune anche per i giornali e i media nazionali.

Nei pochi anni successivi altri acquirenti tentarono di demolire case della zona per fare spazio a nuovi condomini, ma ancora una volta Julian McPhillips si mobilitò per la causa storica. Ma, come lui successivamente scrisse, le sue motivazioni “non erano al 100 percento altruistiche” poiché la vecchia casa dei Fitzgerald si trovava solamente a pochi passi dalla sua.

In ogni caso i suoi sforzi, così come quelli di numerosi altri vicini, aiutarono a preservare l’importante retaggio storico del luogo.

L’interesse storico come causa della mobilitazione

Il signor McPhillips, nel suo libro Civil Rights in My Bones, scrisse del suo interesse sempre più crescente circa la figura di F. Scott Fitzgerald, dettata dalle diverse esperienze nella sua vita.

Dai quattro anni di studio a Princeton, che gli diedero maggiore consapevolezza di quella che lui definì la “luce letteraria” dell’università, alle estati post università trascorse a Long Island, dove erano in molti a discutere di East e West Egg, luoghi fittizi geograficamente situati qui, che Fitzgerald usò come ambientazione per il suo più grande capolavoro.

Il signor Julian McPhillips, fondatore del museo.

Fin dalla metà degli anni ’80 venne paventata l’idea di istituire un museo all’interno della vecchia casa al numero 919 Felder Avenue. Scottie Fitzgerald morì nell’estate del 1986 e alcuni suoi amici si ribellarono all’idea del museo, dicendo che lei non l’avrebbe mai approvato. In realtà Virginia Durr, uno dei primissimi membri del consiglio di amministrazione, disse che “erano semplicemente gelosi”.

Così l’anno seguente, nel 1987, il signor McPhillips istituì una no-profit per il futuro museo e, come lui ha ricordato, “il Fitzgerald Museum ha presto preso vita per conto proprio” anche grazie a un sempre e più acclamato interesse da parte del pubblico e di studiosi della grande epoca Fitzgeraldiana, fra i quali Matthew Bruccoli.

Vi rimando al prossimo appuntamento, nel quale scopriremo lo sviluppo e l’evoluzione di questo storico museo. Vi consiglio anche la lettura di questa intervista con Marjie Kirkland, cugina di F. Scott Fitzgerald, e la lettura del mio libro a lui dedicato, che potete trovare su Amazon.

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