Mustang

I cavalli selvaggi, il West e un difficile equilibrio di coabitazione

L’Ovest americano – il West: una terra apparentemente vasta, sconfinata ma in realtà mai così in pericolo per le condizioni critiche del territorio e di chi lo abita. Non ultimi i cavalli selvaggi: i Mustang.

Il West è una zona di terra che tocca stati quali l’Arizona, lo Utah, il Wyoming e soprattutto il Nevada. Proprio il Nevada possiede la più alta concentrazione di cavalli selvaggi sul territorio (più di 40,000 esemplari) nonostante sia uno degli stati più aridi di questa area geografica.

E’ infatti questa una terra tendenzialmente asciutta e con poche, se non pochissime fonti di idratazione e sostentamento per tutti gli animali che la abitano.

Quelle poche zone verdi o quei pochi e lenti corsi d’acqua che compongono il territorio sembrano non bastare più per tutti. Si è dunque arrivati oggi a una divisione quanto mai estrema fra due fazioni di pensiero.

Proprio l’equa suddivisione delle risorse naturali (l’acqua su tutte) è il punto cardine intorno alla tematica dei Mustang.

C’è chi difende i mustang, e il loro fondamentale diritto di pascolare liberi in queste terre, poiché ritenuti una specie nativa del West. Esiste invece il pensiero opposto degli allevatori, che si vedono privare le poche fonti di alimentazione per il proprio bestiame che l’arido Ovest può fornire proprio dai cavalli selvaggi stessi.

La situazione qui è molto complessa. Non basterebbero decine di articoli, approfondimenti e interviste per comprendere appieno tutte le posizioni e il perché di ogni causa, ma a partire da questo articolo introduttivo cercheremo di fare maggiore luce su questa problematica che da decenni affligge il West.

I cavalli selvaggi hanno il diritto di pascolare e correre liberi nell’Ovest?

Sì. Il West è la loro terra, non la nostra. E’ la terra che dà loro casa da centinaia di anni, che ha fortificato il loro essere selvaggi e la loro capacità di sopravvivere allo stato brado.

I mustang, fondamentalmente, definiscono l’anima dell’Ovest, il suo spirito pionieristico e senza frontiera, libero e audace. Negando la libertà di pascolare a questi cavalli si nega, conseguentemente, anche il glorioso passato di questa terra, e conseguentemente la sua sopravvivenza futura.

Ma è qui che nasce il problema che ha mobilitato migliaia di persone. Questi cavalli sembrano, apparentemente, non avere alcun predatore naturale. Dunque, senza soluzioni di “contenimento” aumenteranno di numero (migliaia ogni anno), sovrappopolando sempre di più il West, rendendo la coabitazione con le altre specie animali pressoché impossibile.

I mustang hanno una corporatura fisica massiccia; possono pascolare per ore e ore ogni giorno; possono affrontare dislivelli e condizioni meteorologiche impossibili ad altri cavalli o animali. Conseguentemente, per sostenere il proprio fisico, hanno bisogno di un terreno molto più ampio sul quale pascolare.

Gli allevatori di bestiame, nel corso dei decenni, hanno insistito affinché si facesse qualcosa per limitare, fermare il pascolo di questi cavalli che vengono visti come animali scomodi, non voluti, indesiderati da parte degli allevatori stessi.

E’ inoltre vero che, seppur i mustang “impongano” la loro presenza nel West, anno dopo anno, così fanno anche i capi di bestiame, che sovrappopolano il territorio di 123 a 1 rispetto ai cavalli selvaggi.

Dunque se i primi, ossia i mustang, secondo gli allevatori “distruggono” i pascoli perché sono animali fisicamente troppo imponenti, i secondi, ossia il bestiame, lo distruggono a causa della quantità di capi di animali presenti sul territorio.

Nel 1971 il Congresso americano passò il Wild Free-Roaming Horse and Burro Act, dedito alla protezione e alla tutela di questi animali, poiché:

I cavalli e gli asini selvatici sono il simbolo vivente dello storico e pionieristico spirito del West; contribuiscono alla diversità delle forme di vita all’interno della nazione e arricchiscono le vite del popolo americano; e questi cavalli e asini stanno velocemente sparendo dal panorama americano“.

Da qui in poi, tuttavia, ogni soluzione per la loro salvaguardia ha portato solamente a risultati opposti, a causa di soluzioni drastiche e di compromessi mai trovati.

Il Bureau Land of Management – l’organizzazione governativa a protezione della terra pubblica americana, e della sua equa suddivisione – si trova nella difficile situazione di trovare dunque un compromesso che accontenti tutti, rischiando, così facendo, di fare esattamente l’opposto.

Il ruolo di quest’organizzazione nella tematica mustang è stato per moltissimi anni al centro di infinite discussioni. Il motivo di tali discussioni è l’avere favorito nel corso degli anni il raggruppamento di migliaia di cavalli selvaggi in recinti di poche decine di metri quadrati, in condizione atipiche per la loro stessa natura.

Qualcosa di inumano, secondo gli avvocati dei mustang, anche a causa di numerosi cavalli morti proprio come conseguenza di incidenti provocati dal raggruppamento stesso (spesso ossa rotte).

Secondo l’organizzazione, il West americano può sostenere una quantità di cavalli selvaggi intorno ai 25-30,000 esemplari, affinché il territorio sia adeguatamente suddiviso fra le diverse specie animali. Tuttavia, ad oggi, sembra che nel West pascolino 88,000 esemplari di cavalli selvaggi. Evidentemente troppi. (Dati BLM – Wild Horse and Burro Program).

E’ tuttavia opinione di questo autore che, seppur sia compito e dovere della BLM tutelare il territorio per ogni specie che lo abita, non si può rinunciare alla tutela e alla difesa della specie che più di tutte lo rappresenta.

Infine, il motivo per cui gli avvocati dei mustang sono contrari ai cosiddetti round-up è perché, nonostante la BLM abbia sempre negato ciò, è stato dimostrato che molti dei cavalli catturati vengono poi mandati fuori dal Paese per essere uccisi. Una soluzione ovviamente drastica.

Foto: Bureau Land of Management

Conclusioni

La domanda da porsi dunque è: siamo disposti a rinunciare a una delle più maestose e primordiali specie animali, rappresentativa come poche del carattere americano, per la nostra incapacità di collaborare e comprendere l’anima selvaggia del West?

E’ difficile rispondere in poche parole a questa domanda. Certamente c’è la necessità, ora più che mai, di una collaborazione incrociata fra tutte le associazioni e punti di vista. Si può, si deve ed è ora necessario più che mai trovare una soluzione. Il West non potrà sopravvivere per sempre senza un aiuto concreto da parte di ognuno.

Pensate che degli oltre 2 milioni di cavalli selvaggi presenti nel West nel 1800, oggi ne sono rimasti solamente circa il 5%.

E’ vero, inoltre, che senza un compromesso da entrambe le parti, i cavalli selvaggi continueranno a crescere di numero (di circa 25,000 esemplari l’anno), “imponendo” la loro presenza su questa terra, poiché, come detto, non hanno alcun predatore naturale.

Per evitare dunque la crudele pratica della cattura e uccisione di questo maestoso simbolo del West, sono stati fondati dei veri e propri santuari per cavalli selvaggi. Luoghi dove i mustang possono pascolare liberi in terre private, dove non sono in pericolo e la loro percentuale di crescita e sviluppo può essere adeguatamente tenuta sotto controllo.

Nei prossimi articoli parleremo nuovamente di questo problema, dando voce a chi lo vive quotidianamente, direttamente sul territorio, con l’analisi di possibili soluzioni, accordi e opinioni personali riguardanti questo argomento.

Per approfondire:

Un’intervista che abbiamo avuto in esclusiva con la Mustang Heritage Foundation – la più importante organizzazione no profit a tutela dei cavalli selvaggi.

Un’intervista che abbiamo avuto con Mary Hone, fotografa e avvocato per la tutela dei cavalli selvaggi.

Vi consigliamo anche la visione del documentario Unbranded – Da confine a confine, presente su Netflix, che ha incentivato la discussione su questa tematica.

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