Casuali ma significativi atti di gentilezza americana

Oggi voglio raccontarvi una parte dell’America che nella sua semplicità, nella sua umanità, intimità e capacità di condivisione fra le persone, spesso va a toccare con mano la vita dei suoi abitanti. Piccoli gesti quotidiani, che altrove sembrano un’insormontabile montagna da scalare, invece qui risultano spontanei, naturali e sinceri, assumendo un valore indelebile. Il significato di questi gesti va poi a delineare il carattere di chi questo paese lo abita, e va a scolpire le vite di chi lo riceve.

Vi racconto tutto ciò con le parole di Valentina Corino, espatriata negli Stati Uniti da quasi sei anni, che ha ricominciato una nuova vita a Tyler, in Texas. La potete trovare anche su Parole Sparse, un blog nel quale racconta l’affascinante vita da expat nel Paese a stelle e strisce. Oppure sulla sua pagina Facebook o Instagram.

Innanzitutto Valentina ci ricorda, dal suo punto di vista, una delle qualità americane: “Un aspetto che mi piace molto della persone qui in US è la loro generosità. Fare del bene agli altri, aiutare chi ci sta vicino ci rende persone migliori e anche la società e la comunità sono migliori”.

E’ tutto direttamente collegato: un atto di gentilezza, come un saluto lungo la strada o un ringraziamento per anche i più piccoli gesti di altruismo, rendono la giornata più piacevole alle persone che incontriamo nella nostra vita.

Valentina ci racconta che recentemente si è trovata a dover affrontare qualche piccolo problema. Nulla di irrisolvibile, “ma le persone intorno a me si sono subito prodigate nell’aiutarmi”. Ciò l’ha portata a riflettere sulle persone dalle quali riceviamo questi aiuti. “Mi ha fatto immensamente piacere, ma quando riceviamo un favore da una persona conosciuta, anche se non è scontato non siamo magari colti da grande sorpresa”. Questo cambia radicalmente quando il gesto d’aiuto arriva da perfetti sconosciuti, e di situazioni di questo tipo, ha raccontato Valentina, nel corso degli anni in America ne ha sentite diverse.

La parola giusta per descrivere questo è comunità. Nell’indipendenza delle proprie idee, della strada che si sceglie di percorre, c’è un filo invisibile che scorre nell’anima di questo paese, che racconta a tutti i suoi abitanti di fare parte delle grandezza americana, e di dover contribuire, se e quando possibile, al suo sviluppo.

“Tempo fa al college una delle associazioni studentesche aveva in biblioteca un banco dove se si aveva necessità di un quaderno, una penna o piccole cose di questo tipo era sufficiente chiedere; se avevano quello che ti serviva ti veniva dato”.

Non ci sarebbe stata “nessuna domanda sul chi e sul perché; se veniva chiesto qualcosa in quel momento è perché gli serviva”. Ovviamente anche l’onesta è parte integrante di questo progetto comunitario. Valentina continua raccontando: “Chi magari aveva una necessità momentanea e poteva ripagare il giorno dopo avrebbe riportato quanto avuto, magari aggiungendo qualcosa come ringraziamento. Ma senza alcun obbligo”.

Vivendo in America questi episodi si impara a conoscerli, apprezzarli, a ritenerli parte della normalità della vita, senza mai darli per scontati. “Amiche che alla cassa del supermercato si sono accorte di avere dimenticato il portafogli e chi era in coda dopo di loro ha regalato loro la spesa.” Oppure ancora: “Persone che se vanno a mangiare fuori al ristorante in un giorno di festa lasciano la mancia doppia per chi ha lavorato per loro durante un festività.” Infine c’è anche “chi si è trovato la cena offerta perché i vicini di tavolo avevano accidentalmente sentito che stavano festeggiando un’occasione speciale”.

Valentina ricorda che “mai avrei pensato che succedesse qualcosa di simile a me”.

In America, infatti, esiste una nobile filosofia di pensiero per la quale se ne sia ha l’opportunità, ognuno di noi è incentivato a dare qualcosa indietro alla comunità dopo avere goduto della grandezza americana nella propria vita. E’ in tutto questo che gli Stati Uniti si fanno grandi.

“Qualche tempo fa abbiamo deciso di andare a cena fuori per una piccola festa di famiglia. Nulla di particolarmente speciale, ma giusto un’occasione per uscire e passare una piacevole serata fuori,” racconta Valentina.

La serata proseguì in modo tranquillo. Soprattutto al tavolo si parlava italiano, dunque le possibilità di essere capiti da qualcuno in una città non troppo grande nel Texas dell’est erano quanto mai remote.

“Arriva il momento di pagare per la nostra cena e la cameriera quando torna con il nostro scontrino ci dice che la cena è già pagata e ci augura una buona serata”.

Valentina ricorda che essendo stati colti di sorpresa da questa singolare situazione, decisero di chiedere spiegazioni a riguardo.

La cameriera “ci racconta che un loro cliente abituale almeno una volta a settimana, poco prima di andare via, non volendo essere identificato o ringraziato, chiama uno dei camerieri e fa sempre la stessa richiesta. Scegliere un tavolo in cui si sta festeggiando, che sembra avere una piacevole serata, o di contro qualcuno che magari invece sembra avere bisogno di un po’ di supporto, e di addebitare la loro cena sulla sua carta”.

Ponete attenzione a questa immagine nella vostra mente. Un cliente, che non vi conosce, non conosce la vostra storia, e che decide di pagare la vostra cena, senza nemmeno ricevere un grazie, un qualsivoglia riconoscimento.

“Abbiamo chiesto se sapevano come mai di questo bel gesto. Ci ha raccontato che quando a loro volta hanno chiesto il motivo la risposta è stata: ‘Solo fare qualcosa di positivo per qualcuno, non importa chi. Spero di regalare un sorriso a chi magari ha avuto una giornata no o essere parte di un momento positivo'”.

In America esiste un detto: “A coloro che hanno ricevuto molto, molto ci si aspetta”. Non conosciamo la storia di questa persona, ma è lecito credere che esprima tutta l’essenza del carattere americano. Se io ho l’opportunità di godere della grandezza americana precedentemente citata, posso, devo e voglio contribuire, in qualche modo, al suo sviluppo.

Valentina ci ricorda che istintivamente chiese alla cameriera se quest’uomo fosse abituato a cenare lì da solo. Al contrario, la cameriera lo descrisse come un uomo solare e abituato a cenare in compagnia di amici.

La bellezza di quel gesto è che “la positività ricevuta va ben oltre il valore delle pietanze offerte. E’ stata una sensazione rimasta in noi per giorni e che ancora si ripresenta quando ripenso a quella serata”.

Valentina racconta di credere nel potere che un sorriso può avere sugli altri. “Non solo su chi lo riceve, ma anche a chi lo dà. Ecco dunque che anche ”piccoli” gesti di gentilezza e generosità rendono tutti molto più ricchi, non solo chi li riceva ma anche li dà”.

In fisica c’è un nome ben preciso per definire tutto ciò: effetto farfalla. Più semplicemente, “è l’effetto del sassolino lanciato nel lago,” conclude Valentina. “Se tutti ne lanciassimo uno senza pensare a cosa fa chi è accanto a noi, la gentilezza e la positività si propagherebbero come non mai”.

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