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Indiani d’America: un pensiero

Ultimamente sono sempre più interessato alla storia e alla cultura, perfino alla mitologia dei Nativi d’America. Questo interesse è nato grazie alla serie tv Longmire, tratta dalla serie di libri dell’autore del Wyoming Craig Johnson, nella quale gli indiani assumono un ruolo predominante nella storia.

Ho pensato dunque che sarebbe stato interessante raccontare il pensiero di chi, anche solo per qualche istante, durante un on the road, ha avuto l’opportunità di toccare con mano il loro mondo. Condivido dunque con piacere con voi le parole di Luke Plissken, che gentilmente mi ha raccontato le sue impressioni generali su questo sicuramente interessante popolo.

Durante un viaggio nel West, Luke si trovava in Montana, ed entrò con la macchina nella Northern Cheyenne Indian Reservation, un centinaio di miglia fuori Billings. (Ha inoltre visitato la Pine Ridge Reservation, nel South Dakota, vicino al Badlands National Park).

Un breve racconto storico, toccante e profondo.
Foto: Luke Plissken

Si fermò in una città di nome Ashland, sulla 212, ma non immaginatevi nulla di moderno o simile a un centro abitato, ma più un agglomerato sparso di alcuni edifici. “A ovest dopo la città ricordo bene le immense praterie ma molto ondulate e il nulla per km e km” ricorda Luke.

Qui entrò in un market,  “c’era una ragazzetta giovane Cheyenne. Non ricordo molto ma ci saremo scambiati poche parole anche perché era molto timida e poi sorpresa di vedere uno come me là”. Immaginatevi un luogo sperduto, perfino desolato, con poche persone in giro e ancora meno turisti: questa in genere è una riserva indiana. Semplicemente un ultimo luogo di appartenenza per quel popolo, gli Cheyenne in questo caso.

“Non sapevo fosse una riserva indiana ma quando mi sono fermato ho realizzato che lo fosse perché tutti gli abitanti avevano lineamenti indiani” ricorda Luke. La sensazione, sottolinea, fu di “decadenza e povertà in base all’aspetto delle case, del market che ho visitato, l’abbigliamento della gente e mi colpì vedere bambini piccoli fuori casa su campi sterrati giocare con nulla nella polvere”.

Luke ricorda che ebbe l’immediata sensazione che lì la gente fosse povera e sostenesse la propria vita praticamente con nulla. Fu per questo motivo che, quando lo videro ebbe la sensazione che lo considerassero un “marziano, perché evidentemente non si fermano molti bianchi o stranieri da quelle parti”.

Foto: Luke Plissken

Nonostante la povertà come aspetto predominante nella riserva, ricorda Luke, gli Cheyenne gli hanno fatto un’ottima impressione, senza però poter dire lo stesso di un’altra tribù: i Navajo.

Il motivo è che, differentemente dai primi, i Navajo “non ti danno per niente confidenza. Sono molto scostanti. Non sorridono mai.” La sua sensazione è che, fondamentalmente, sopportino l’uomo bianco, probabilmente per interesse; “sarà anche per i trascorsi.” Ma non nega che “sono molto fieri”.

Un altro problema che Luke mi racconta, e che ho scelto di raccontare brevemente, è quello dell’alcolismo nelle riserve indiane. Probabilmente una diretta conseguenza della povertà e di leggi poco efficaci per lo sviluppo della popolazione. “Ne ho visti diversi stravaccati fuori dalle case e sembravano ubriachi già durante il giorno. Purtroppo l’alcolismo è un problema che affligge molti nativi”.

Un ultimo aspetto che Luke sceglie di trattare, anche grazie a un interesse che coltiva da tempo, è Little Big Horn, da lui definito “un luogo emozionale”. Proprio per questo non c’è molto da vedere, dice, non essendo un luogo turistico, ma tuttalpiù un luogo che esprime l’anima e il dolore americano. “Io ci andai perché conoscevo bene la storia che lo riguarda. Avevo anche visto il film. Però dovresti vedere come si commuovono gli americani ad andare là”, conclude.

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Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di due libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica" e la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming". Ha scritto un saggio sul Presidente Kennedy, attualmente in fase di editing, e sta lavorando al suo primo romanzo. E' un fotografo amatoriale, appassionato lettore e viaggiatore. Nostalgico di natura.

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