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Il mito del Texas raccontato dallo scrittore nativo del Lone Star State, W. F. Strong

Oggi sono orgoglioso di introdurvi a questa lunga e approfondita intervista con W. F. Strong, professore presso l’Università del Texas, e autore del libro Stories From Texas, dove racconta il folklore, la leggenda e il mito del Lone Star State, attraverso le storie che ne hanno definito la cultura e il retaggio, conosciuto in tutto il mondo.

In questa intervista parleremo della sua vita in Texas, di cosa lo rende speciale ai suoi occhi, nonché del suo processo creativo e di scrittura. Buona lettura.

Domanda: Come è iniziato il tuo interesse per le storie texane? Cosa hanno di speciale e differente secondo te?

Risposta: Quando ho iniziato a registrare storie via radio stavo scrivendo una lettera d’amore al Texas. Volevo che tutti i texani, e coloro che si auguravano di esserlo, imparassero cosa rende speciale la nostra cultura rinomata in tutto il mondo, celebrando le origini e la natura unica del nostro cibo, della nostra musica, della nostra letteratura, del nostro umorismo, del nostro stile d’abbigliamento, e del nostro bellissimo dialetto.

Più di tutto, all’inizio, volevo esporre i miei concittadini texani alla nostra magnifica letteratura, che loro potevano avere sentito a riguardo, ma non letto. Ho pensato che se avessi potuto leggere le più strazianti parti di Lonesome Dove di McMurty, oppure All the Pretty Horses di McCarthy, o ancora The Time it Never Rained di Kelton, loro sarebbero stati sedotti dal leggere questi grandi autori per la prima volta e ne volessero di più. E ha funzionato.

D: Hai parlato circa la tua “lettera d’amore al Texas” e immediatamente ho pensato al mio amore per il Wyoming. Ti voglio chiedere qual è (o quali sono) le cose che ami di più del Texas, e quando hai davvero detto a te stesso: “Sono texano e sono orgoglioso del posto a cui appartengo”?

R: Amo i diversi paesaggi del Texas. Abbiamo montagne e foreste e ruscelli scroscianti – 600 miglia di costa che dà casa a molte specie di uccelli dell’America del Nord e Centrale. Amo la vastità del Texas. Occorrono due giorni per guidare da nord a sud, e da est a ovest. C’è un detto che illustra questa vastità: “Il sole è sorto e il sole è tramontato, e io sono ancora in Texas”.

Amo il fatto che i texani come comunità abbiano un enorme amore per il Texas. Mi piacerebbe che gli americani amassero l’America tanto quanto i texani amano il Texas. Questo è perché noi riteniamo noi stessi prima texani e solo secondariamente americani. E’ a causa di questo che quando noi viaggiamo all’estero introduciamo noi stessi come texani prima di tutto. Siamo una comunità molto unita e orgogliosa, come i bavaresi in Germania.

Amo il fatto che abbiamo una storia che non ha nessun altro stato. Siamo nati ad Alamo e San Jacinto come persone disposte a sacrificare ogni cosa per un Texas libero, e ce l’abbiamo fatta. Da lì, con fegato e coraggio, nel corso del tempo, abbiamo lavorato sodo e abbiamo creato lo stato più prosperoso nell’unione, con un retaggio culturale rispettato e ammirato in tutto il mondo.

Amo il fatto che siamo conosciuti per cose rustiche e aspre come i greggi di bufali texani, i cavalli da rodeo, i serpenti e le armi. Amo che la più famosa organizzazione di polizia nella storia del Texas sono i Texas Rangers. Amo che i Dallas Cowboys siano la squadra sportiva di maggior valore al mondo, resa tale in parte dall’amore del mondo per il mito del Texas. (Pensa semplicemente a quanto potrebbe valere questa squadra se fosse la dinastia sportiva che era venti anni fa).

Amo il fatto che noi deriviamo da una cultura di cowboy, da un carattere di ruvido individualismo che diventa una metafora per quello che può fare la natura in Texas. Amo il fatto che noi discendiamo anche dal nostro retaggio spagnolo, che il nostro cibo è stato racchiuso in una bellissima definizione culinaria chiamata Tex-Mex. Siamo conosciuti per avere le tortillas a colazione, così come i French toast. Il ketchup e la salsa hanno un equale posto a tavola. Così come petti di pollo e la grigliata. Le due lingue inoltre coesistono. Molti texani sono a proprio agio sia con “Hola” che con “Howdy”, con la birra o la cerveza, con “buenas noches” che con “goodnight”.

Nonostante noi siamo spesso rumorosi e orgogliosi nel nostro modo di fare, molto di tutto ciò si trasforma in divertimento. Non siamo così etnocentrici da non sapere apprezzare la bellezza e le diversità di altre grandi terre.

Un tipico paesaggio rurale del Texas.

D: Secondo te, da cosa deriva la cultura rurale e country? Inoltre, è presente nelle vite quotidiane dei texani o è poco più che un retaggio del passato?

R: Penso che le praterie e il cibo messicano sono ancora abbastanza radicati nell’anima del Texas. Seppur molti dei nostri 28 milioni di texani vivono nelle città, molti propendono per la periferia. Direi che un quarto dei texani possiede o ha accesso a delle zone di terra nelle quali hanno un ranch o un ranchito. I cowboy di città non sono un mito. Puoi vedere un sacco di abitanti di Houston e San Antonio e Dallas vestire con stivali e cappelli Stetson. Spesso nei weekend vanno nelle sale da ballo con la musica di George Strait.

Si vedono un sacco di cappelli sui cruscotti dei pick-up texani, che sono la maggior parte della macchine. Infatti, ci sono più pick-up venduti in Texas ogni anno che in California, Oklahoma e Florida messi insieme. Nella terra dei pick-up, Texas è il Re. E ritengo che questa tendenza a guidare i pick-up – grandi pick-up con robuste carrozzerie – ha radice nel nostro modo di vivere la terra. E’ come se noi fossimo pronti ad andare a lavorare nei ranch ovunque ce ne sia bisogno. Andare lì, salire su un cavallo, radunare le mandrie e guidarle fino al Kansas.

L’appartenenza alla vita cowboy è fortemente radicata nel nostro DNA culturale. Penso che perfino nelle città, molti texani hanno dei focolari da giardino – non per cucinare il cibo, ma per sedersi attorno al fuoco e parlare e ascoltare la musica nell’avvolgente calore di un focolare, proprio come i loro antenati hanno fatto nelle pianure. Puoi portare i texani fuori dal country, ma non puoi portare il country fuori dai texani.

D: Hai precedentemente citato le armi nella cultura texana. Non voglio entrare troppo nell’argomento, sapendo che è una questione delicata per molti americani. Tuttavia il Texas è ancora considerato uno stato conservatore, e dal mio punto di vista è ha causa del loro legame con la terra, come hai detto. La terra definisce l’uomo. Ritieni che questo sia vero? Hai opinioni su come i democratici e i repubblicani del Texas siano comunque sempre tendenzialmente conservatori nel modo di vivere la vita e vedere la politica?

R: Sì, il legame con la terra è il cardine della cultura texana – tutti i valori risiedono su questo. Una fiera indipendenza, una ferma etica del lavoro, un capitalismo a pieno ritmo, un governo non intrusivo, una libertà quasi senza limiti, e un rispetto per le leggi molto diffuso che assicura quanto detto in precedenza.

Per quanto riguarda le armi, si è abituati a usarle come strumenti. In passato ci hanno permesso di portare la cena a tavola e proteggerci da una pericolosa fauna selvatica che avrebbe potuto ferirci, come lupi, orsi o serpenti. E inoltre sono state in circolazione per proteggerci contro le gang malavitose, specialmente verso la frontiera a sud e a ovest.

Mi piace questa citazione di McMurtry:

“Tutto quello che la mia esperienza lavorativa mi dice… è che i texani trascorrono così tanto tempo a studiare l’esperienza della frontiera perché quell’esperienza è così straordinariamente potente. Immagina te stesso come una piccola speranzosa famiglia di immigrati, da sola nelle Staked Plains (una regione del sud-ovest degli Stati Uniti), con i Comanche e Kiowa (tribù di nativi americani) ancora in libertà. Il potere di tale esperienza non verrà disperso nel corso di una generazione. Gli elementi di quell’anima avventuriera definiranno diverse future generazioni“.

Perfino quando ero al liceo negli anni ’70, molti ragazzi guidavano i loro pick-up con le armi nei sedili posteriori. Questo era eccezionalmente comune nelle aree rurali dove le armi erano usate come strumenti – non molto diverso da asce e pale. All’epoca non c’erano sparatorie nelle scuole. Da qualche parte lungo il corso della Storia le cose sono cambiate ed è difficile dire perché e come. Come tu hai fatto notare, è un problema molto difficile e molti americani, perfino molti texani, sono a favore di una ragionevole riforma sulle armi (chiudere le vendite pubbliche di armi a privati cittadini e tenere le armi lontane da coloro che sono mentalmente instabili). Perfino con le nostre leggi sulle armi molto liberiste, non si vedono texani trasportare armi quasi quanto lo facevo io quando ero un ragazzino.

Così come nella politica, le cose stanno cambiando. Sembra che le prossime elezioni presidenziali saranno le più combattute in decenni, in termini di conservatori/liberali. Le grandi città tendono al blu, mentre le aree rurali sono fortemente rosse. Fino ad ora le grandi città si stanno spostando abbastanza verso sinistra per compensare la valanga dei conservatori nelle zone di campagna.

Alcuni dicono che sta accadendo ciò perché ci sono californiani che si stanno trasferendo in Texas. Loro vorrebbero far diventare il Texas la nuova California. Ci sono perfino degli stickers con la scritta “Don’t California my Texas“. Altri dicono che è perché i giovani texani si stanno spostando a sinistra sempre di più. I giovani sono molto più liberali della popolazione bianca anziana, che propende a essere decisamente conservatrice.

Ma c’è un detto: “Le persone vecchie votano, mentre i giovani protestano, ma non votano”. Dunque vedremo. La mia opinione è che il Texas propenderà verso il viola (una via di mezzo fra democratici e repubblicani) più che mai nel 2020, ma darà ancora i suoi 38 voti elettorali a Trump.

Orgoglio, appartenenza, patriottismo. I valori texani.

D: Un’altra domanda riguarda gli idiomi texani. Ho letto alcuni tuoi articoli a riguardo. Come tu hai detto, i giovani di oggi sembrano essere più liberali. Più metropolitani, perfino nelle aree rurali. Forse è solo la cultura del 2000, ma mi piacerebbe avere una tua opinione a riguardo.

R: Di seguito c’è la miglior risposta che ti posso dare. Credo che le persone più giovani in Texas, quelle sotto i 30 anni, hanno gravitato maggiormente intorno a un culturale giovanile nazionale, più che verso la cultura provinciale del Texas che ha dominato la mia gioventù. Questo lo si può riconoscere nella morte dei film western. La vecchia generazione, i cosiddetti baby boomers, amavano i western. John Wayne e Clint Eastwood (Spaghetti Westerns) erano i nostri supereroi. E i loro film venivano spesso mandati in onda in Texas, anche se filmati in Italia e Spagna e Arizona.

Ora un western decente è prodotto ogni dieci anni o giù di lì. Stanno morendo, eccetto sui canali dedicati e devoti agli western, che sono guardati esclusivamente da persone sopra i 50 anni.

Il linguaggio texano, inoltre, sta cambiando. La popolazione più giovane usa un linguaggio più pop, nazionale e internazionale. A tal riguardo ho scritto un pezzo riguardo a parole ed espressioni in via d’estinzione – idiomi che ritengo stiano scomparendo.

(L’articolo lo potete trovare qui. Vi consigliamo vivamente di leggerlo, poiché troverete idiomi poco conosciuti, e davvero interessanti, raccontati con passione e trasporto dall’autore).

Il retaggio cowboy e della frontiera è ancora ben presente e radicato in Texas.

D: Tornando alla mia prima domanda, quando hai deciso di collezionare tutte le storie in un libro? E’ stato difficile ricercarle?

R: Fare le ricerche è stato una sfida solamente nel senso che dovevo convalidare ciò che già sapevo. Molte delle “storie” le conoscevo da anni. Semplicemente non avevo tutta la storia o la fonte a supporto per renderla ufficiale. Conseguentemente, per trovare le prove di cui avevo bisogno, ho ripreso in mano vecchi romanzi e classici lavori texani dalla mia libreria e li ho riletti, che è stata una cosa meravigliosa. In alcuni casi ho dovuto prendere in mano libri rari, come il diario di Samuel Walker, che ha mantenuto durante la sua cattura e imprigionamento in Messico, oppure ho dovuto ottenere assistenza da librerie specializzate nelle università del Texas e agenzie pubbliche. Nonostante il sottotitolo umoristico “Alcune di loro sono vere”, ho lavorato diligentemente per essere sicuro che le storie fossero successe per davvero, eccetto per il folklore, che è spesso esagerato come uno standard del genere. In conclusione, tuttavia, volevo che il libro avesse una solida base di ricerca senza che però fosse appesantito da essa. Non volevo scrivere un libro pieno di note. Il mio primo desiderio era renderlo divertente e secondariamente rendere il libro coinvolgente.

La mia più grande delusione è stata con le foto. Il Texas è un magnifico stato. Volevo immortalare ciò con le foto, e ho lavorato a lungo e duramente per ottenere i giusti permessi per ristampare molte grandi foto nello splendore in un’intera pagina. Ma in conclusione il mio editore ha deciso che era troppo costoso così ci sono stati dei tagli, con foto più piccole e in bianco e nero. Se avessi saputo che avremmo usato foto in bianco e nero, avrei scelto differentemente. Tuttavia l’ebook è a colori, così lì puoi vedere il prodotto finale come l’avevo sognato, eccetto per la dimensione delle foto all’interno della stampa. Insomma, uno stato d’animo a metà. C’è un vecchio detto nel mondo editoriale. Con ogni libro che scrivi ce ne sono davvero tre: quello che hai scritto, quello che pubblichi e quello che avresti voluto pubblicare. Nel complesso, sono stato felice del risultato finale. Ha venduto molto meglio di quanto mi aspettassi e le recensioni sono state prevalentemente di cinque stelle.

D: Come ultima domanda vorrei chiederti il tuo processo di scrittura (se ne hai uno).

R: Guido il mio furgone da solo e parlo a voce alta, costruendo la narrativa e un dialogo che suoni autentico a me, e scorra in modo naturale. Sono sempre stato preoccupato circa il suono delle parole, in un certo senso come un poeta, con i suoni che stanno bene insieme – suoni che si articolano bene. Successivamente vado a casa e scrivo tutto e lo correggo tre o quattro volte, sempre leggendo a voce alta per testare la sua verità culturale.

Dal momento che sono uno scrittore, mi preoccupa l’oralità del mio lavoro. Dopotutto, è stato inizialmente trasmesso via radio e doveva accordarsi di conseguenza. Successivamente l’ho talvolta estesa per delle letture di gruppo, ma mi sono sempre concentrato sul suono. Voglio che la storia abbia un buon suono, e lo stesso quando provo ad animarla via radio.

Il mio approccio è abbastanza differente da quello di un romanziere perché sono in un certo senso un artista della performance. Mi focalizzo sulla scrittura e l’interpretazione orale di quella scrittura quando la registro per la radio. Tuttavia, immagino che se e quando scriverò un romanzo, il mio metodo non cambierà di molto.

Un’ultima cosa. Spesso mi alzo di notte quando la casa è straordinariamente tranquilla e costruisco paragrafi nella mia mente – nulla di eccessivamente lungo, ma ci lavoro sopra ancora e ancora e generalmente mi addormento. La mattina successiva, lo scrivo. Talvolta è bellissimo e potente, mentre altre volte è deludente rispetto a quanto l’ho amato poco prima di addormentarmi.

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Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di due libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica" e la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming". Ha scritto un saggio sul Presidente Kennedy, attualmente in fase di editing, e sta lavorando al suo primo romanzo. E' un fotografo amatoriale, appassionato lettore e viaggiatore. Nostalgico di natura.

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