cultura,  sport

Lo spettacolo dello sport in America: intervista a Luca Lisanti, espatriato in America

Lo sport in America è un momento che spesso si tramuta anche in un’attività di diverse ore, in cui stare insieme, mangiare qualcosa, divertirsi, scambiarsi qualche battuta. Nulla a che vedere con il solo calcio in salsa italiana. Qui lo sport è gioia, in tutti i sensi.

Innanzitutto c’è molta più varietà. Gli sport nazionali sono ben quattro, e si alternano durante tutti i dodici mesi dell’anno. In generale agli americani piace tutto ciò che li tiene all’aria aperta, che esso sia per un tiro al frisbee al parco, una corsetta di prima mattina, fino a sport più “culturali” come il golf.

Oggi vi propongo un’intervista con Luca Lisanti, espatriato in America ormai da diversi anni, che ci racconterà come è vissuto, e come lui vede, lo sport a stelle e strisce. Scopriremo un’America piena di entusiasmo, e che nell’attività sportiva trova anche un modo per rinascere, unirsi (e riscoprirsi) un grande popolo.

Domanda: Qual è stata la prima impressione che hai avuto dello sport in America? La cosa che ti ha colpito di più, in particolar modo se paragonata all’Italia.

Risposta: Lo sport in America è molto importante e fa parte della loro cultura. Anche nelle scuole è tenuto in alta considerazione. Molti ragazzi accedono a college rinomati anche se riescono a distinguersi per meriti sportivi. Pur non seguendo lo sport americano come facevo con il calcio in Italia, ho notato alcune differenze culturali. Lo sport in America è vissuto come uno spettacolo, lo sport in Italia, troppo spesso, è vissuto come una guerra.

D: Com’è vissuto, socialmente, lo sport in America? Se ne parla la mattina dopo al lavoro, fra colleghi, amici? Che tipo di (eventuali) battute si fanno?

R: Lo sport è vissuto in maniera serena. Certamente se ne parla tra amici e anche a lavoro anche se ho notato che in realtà in ufficio non se ne parla moltissimo forse perché, almeno negli uffici di New York, gli impiegati provengono da più parti del mondo e non tutti sono appassionati di sport americani. Inoltre non dimentichiamo che in Usa gli sport più amati sono almeno quattro: football, baseball, basket e hockey, e non tutti seguono tutti gli sport. Però sicuramente tutti parlano del Super Bowl, un evento annuale che è una vera festa nazionale dedicata allo sport.

Il football è uno sport radicato nella cultura americana fin dai primi anni di vita di un bambino. Basti pensare che in alcune zone, come il Texas, il football nei licei è una sotto forma di religione. E si parla di licei!

D: A proposito di Super Bowl… Come è vissuto l’avvicinamento all’evento? La partita stessa? E il day after? Hai aneddoti particolari da raccontare?

R: Capisci che il Super Bowl sta arrivando quando entri nei supermercati e alcuni settori sono totalmente dedicati all’evento: palloncini colorati, cartelloni, confezioni di birra con il logo e i colori del Super Bowl. Dalle mie parti, poi, si fa tifo per i New England Patriots e poiché spesso ci sono loro a lottare per il titolo, l’attesa per l’evento è ancora più palpabile.

Ma il Super Bowl è anche un’occasione per trascorrere una piacevole domenica in famiglia o con gli amici e la partita, in un certo senso, passa in secondo piano. I veri appassionati ovviamente la guardano dall’inizio alla fine ma tutti gli altri danno un’occhiata ogni tanto tra una chiacchiera in cucina, un hot dog e una Budweiser. C’è chi guarda l’evento solo per l’half time show, l’evento nell’evento in cui si esibiscono cantanti famosi, e c’è chi lo guarda per i commercials, pubblicità di pochi secondi che tutte le grandi aziende mandano in onda per la prima volta e puntano sempre o sulla spettacolarità o sulla comicità. Addirittura il giorno seguente molte persone parlano più dei commercials che della partita. “Quale ti è piaciuto di più?” “Hai visto che divertente quello della Doritos?” “Si forte, ma che ne dici di quello della BMW? Spettacolare!”

D: So che in passato seguivi il wrestling e che ritieni ci sia molto dell’America in questo sport. Cosa intendi?

R: Ho iniziato ad amare il wrestling da ragazzino quando era condotto da Dan su Italia 1. E’ anche guardando il wrestling che ho iniziato ad amare gli Usa e ho imparato le prime parole inglesi. Durante una vacanza a New York andai anche a vedere un evento dal vivo e poi ricordo che chiesi a mia zia, residente a New York, di mandami le riviste mensili per posta in Italia. Ero proprio un patito, poi negli anni l’ho un po’ abbandonato.

Nel wrestling della WWE c’è molto dell’America perché anche se è tutto organizzato, come una serie tv, è un mondo pieno di energia e creatività, in cui non solo i wrestlers sono protagonisti ma anche il pubblico, adulti e bambini, con i  cartelloni colorati, le urla e la loro dose di pazzia. Appunto l’America. 

Ma ciò che è più evidente è il patriottismo. Se guardavi il wrestling tra gli anni ’80 e ’90 ricorderai personaggi come “Hacksaw” Jim Dugann che entrava nel ring con una bandiera americana incitando il pubblico ad urlare USA USA. E poi i cattivi erano sempre i russi o gli sceicchi dei paesi arabi.

Ma il momento più patriottico di sempre è stato quel 13 settembre 2001 quando Vince McMahon, eclettico Presidente della WWE, decise di non cancellare lo l’evento programmato ad Houston in Texas. Si trattava del primo spettacolo pubblico di quella portata dopo soli due giorni dagli attacchi terroristici. Una scelta coraggiosa perché avrebbe potuto ricevere molte critiche ma volle ugualmente dare un suo messaggio ai terroristi e al mondo intero.

Tonight the spirit of America lives here! Please make no mistake on the message we are sending to the terrorists tonightWE WILL NOT LIVE OUR LIVES IN FEAR! The citizens of Houston are not afraid, the citizens of Texas are not afraid and by God the citizens of the United States are not afraid…and we will fight!

Si alzò spontaneo un boato da parte del pubblico: Usa! Usa! Usa! Se non è lo spirito americano questo…

D: In America lo sport è un’attività per famiglie. Vai al ballpark, birra e hot-dog, ci stai un’oretta e poi esci. Nulla a che vedere con l’Europa. Come ti piacerebbe analizzare questo aspetto? Inoltre, quando sono stato a New York (ma forse è un’eccezione) praticamente chiunque faceva sport (jogging, con la corda, ho visto qualcuno con il pallone da football…). Gli americani tendenzialmente sono persone sportive?

R: Direi che tutti i veri americani amano lo sport, almeno uno dei loro sport classici: baseball, football, basketball o hockey. E come accennato tutti guardano il Super Bowl e ne parlano il giorno dopo. Ma se mi chiedi se gli americani praticano sport la  risposta è più difficile perché si tratta di più di 300 milioni di persone con stili di vita e abitudini molto diversi. Molti pensano che gli Americani siano tutti obesi e anche se ci sono persone che non hanno molta cura del proprio corpo devo dire che almeno in Connecticut tanti praticano sport e si tengono in forma. Io personalmente li invidio per la loro tenacia. Se fai un giro in macchina di domenica mattina in uno dei tanti paesi del New England vedrai sempre tantissime persone che fanno jogging o vanno in bici ma ciò che mi ha sempre meravigliato è vedere oltre maniaci del fitness anche determinate “categorie” che nella mia mente non praticano sport: casalinghe di una certa età, vecchi e vecchine, mamme che hanno partorito da poco che corrono spingendo il passeggino col figlioletto di pochi mesi che probabilmente inizia capire che velocità e dinamismo (e una mamma iperattiva) caratterizzeranno la sua vita.

Il baseball: un altro sport intrinsecamente americano.

D: In precedenza hai citato lo sport nelle scuole americane, e di come sia una cosa molto importante. Pur non avendola frequentata, come vedi il sistema scolastico americano, in riferimento allo sport? Credi che incentivi poi una maggior pratica sportiva negli adulti? Lo ritieni un sistema funzionale, di successo, o quali sono i tuoi pensieri a riguardo?

R: In realtà un po’ di scuola americana l’ho frequentata, due anni di community college, ma anche se c’erano alcune strutture sportive, l’importanza attribuita allo sport è più visibile nelle università prestigiose e all’high school.

Mi è capitato di entrare in un paio di high school e sono rimasto stupito dalle loro strutture sportive. Hanno davvero di tutto, campi da calcio, campi di basket, piscine e palestre. Lo sport è molto importante negli Usa anche perché come sai hanno un forte spirito competitivo-agonistico ma non direi che chi pratica molto sport a scuola poi sia più incentivato a continuare da adulto. 

Sicuramente durante i miei primi mesi in America non mi aspettavo di vedere così tanti adulti che praticano sport. E la differenza tra loro e me è visibile proprio di domenica mattina: loro alle 8 hanno già fatto un paio d’ore di sport. Io sono a casa che lentamente mi preparo un caffè. E se mi sento energico più tardi andrò in palestra. Più tardi però, con calma.

Condividi:

Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di due libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica" e la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming". Ha scritto un saggio sul Presidente Kennedy, attualmente in fase di editing, e sta lavorando al suo primo romanzo. E' un fotografo amatoriale, appassionato lettore e viaggiatore. Nostalgico di natura.

Lascia un commento

Translate »