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Intervista con Craig Johnson, autore della serie di libri ambientati in Wyoming con protagonista Walt Longmire

Mesi fa, quando ho scoperto che esisteva una serie tv ambientata in Wyoming, tratta da una serie di libri, sono praticamente impazzito. Ancora di più quando ho scoperto che il protagonista era Walt Longmire, lo sceriffo della contea meno popolosa dello stato meno popoloso dell’America.

La serie tv si chiama semplicemente Longmire (prodotta da Netflix ma attualmente non più nel loro catalogo…) ed è incredibilmente piena di colpi di scena. La serie di libri, invece, nata ormai diversi anni fa, ha avuto inizio con The Cold Dish, dove appunto viene introdotto il personaggio di Walt, delle sue amicizie e del suo dipartimento di polizia.

La scrittura di Craig Johnson, l’autore di questi libri, è veloce e divertente, incalzante e sarcastica. I personaggi sono così ben descritti e così ben definiti gli uni dagli altri che vi sembrerà davvero di avere davanti a voi delle persone e, appunto, non dei semplici personaggi. Sarà molto facile per voi imparare ad averli a cuore.

Inoltre, un aspetto che trovo fondamentale nei suoi libri, è che oltre alla trama il lettore impara moltissimo sulla cultura e sulle tradizioni indiane, che nei suoi lavori assumono un ruolo di rilievo.

Sono dunque felice di introdurvi a un’intervista con Craig Johnson, che ringrazio per questa opportunità.

Domanda: C’è stato un momento nella tua vita in cui ti sei detto: voglio essere uno scrittore? Come è successo?

Risposta: Provengo da una famiglia di cantastorie, e io ero il peggiore, così ho pensato che se avessi scritto le battute, invece che dirle, sarei andato meglio. Era anche una famiglia di lettori, e la nostra idea di inferno era rimanere intrappolati da qualche parte senza un libro. Credo che crescendo attorno ai libri è stato un aspetto fondamentale nel diventare scrittore.

Successivamente ho studiato letteratura a scuola e ho deciso che quello era ciò che volevo fare, ma voler essere uno scrittore è come voler essere un astronauta – le percentuali sono a tuo sfavore, così fai meglio a non dirlo a nessuno per evitare di imbarazzare te stesso.

D: Come hai avuto l’idea di creare il personaggio di Walt Longmire?

R: La maggior parte delle decisioni che ho preso nella mia scrittura e nella mia vita sono state una risposta a qualcosa che era accaduto, e Walt non è stato differente. Mi ero stancato di tutta la roba alla CSI, dove la tecnologia sembra dare un inizio e una fine alla storia, e mi sono chiesto come sarebbe stato se avessi creato un protagonista sceriffo della contea meno popolata dello stato meno popolato – concentrandomi principalmente sui personaggi e i posti piuttosto che sull’autorevolezza della scienza, cosa che molti di questi show fanno…

D: Quello che amo di più di Walt, nella serie e nei libri, è il suo basilare senso di decenza. L’hai voluto o è semplicemente successo scrivendo i libri?

R: No, quella è stata l’idea fin dall’inizio. Avevo la sensazione che stavamo cavalcando l’onda dell’anti-eroe, e io volevo un uomo a cui davvero avremmo potuto fare il tifo. Non un protagonista perfetto, ma un uomo che aveva un codice secondo il quale viveva e un individuo che si preoccupava per le persone.

Quando stavo facendo dei tour insieme a degli sceriffi del Wyoming e del Montana la frase che continuavo a sentire da loro era “la mia gente“. Mi piaceva come cosa, la parte territoriale della polizia, dove tu conosci le persone e la zona abbastanza bene da fermare i problemi ancora prima che nascano.

D: Hai un personaggio preferito nella serie? Se sì, chi?

R: Oh, è interessante ma quasi ogni lettore dice Walt, quando chiedo loro questa domanda, perché lui è la voce narrante dei libri. Ritengo che quando scrivi un personaggio in prima persona, è difficile non difendere il personaggio a cui sei più legato. Ci sono così tante parti di lui che apprezzo: il suo onore, il suo umorismo, la sua fallibilitàE’ un tipo di buona compagnia.

D: Parliamo di Vic. Santo cielo, sposerei quella donna! E’ divertente scrivere su di lei? O difficile? Penso che sia il personaggio cardine del libro assieme a Walt.

R: Be’, lei è italiana… è una meravigliosa controparte allo sceriffo, e porta un contrasto alla voce mascolina e western di Walt. Lei in realtà è basata su mia moglie Judy – puoi dunque immaginare come sono i miei giorni con lei. Dal momento che lei è talmente contrapposta a Walt, è divertente da raccontare e da scrivere perché il suo senso dell’umorismo è così differente da tutti gli altri personaggi nei romanzi. Essendo una donna che viene dalla costa est, le sue prospettive sono importanti, e mi danno l’opportunità di spiegare cose della cultura cowboy che altri personaggi potrebbe dare per scontate.

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D: Qual è il tuo processo di scrittura? Hai dei rituali? E inoltre, di quanto tempo hai bisogno per completare un romanzo?

R: Be’, possiedo un ranch, dunque gli animali vengono per primi. Di solito mi alzo piuttosto presto e sistemo le cose nel ranch in base al periodo dell’anno, poi ritorno al mio loft e inizio a scrivere.

Scrivere per me è un piacere, e in questo senso bilancia il lavoro fisico del ranch. Ho passato tanto tempo seduto alla mia scrivania con la mia speciale tazza di caffè, guardando fuori dalla mia finestra preferita, ma ormai l’ho superato… Con tutti i viaggi che faccio, devo essere capace di scrivere ovunque, che sia sul treno o una stanza d’albergo. Voglio dire, per me il rituale è semplicemente scrivere. In genere finisco la prima stesura in sei mesi, ma alcune, in base alla quantità di ricerche da fare, richiedono più tempo.

D: Grazie ai tuoi libri mi sono interessato alla cultura indiana. So che vivi vicino a due riserve. Quali sono le tue impressioni su di loro? Ho come la sensazione che li ammiri molto.

R: Assolutamente. Sono i miei vicini, i miei amici, e praticamente la mia famiglia. Sono persone straordinarie, e una parte intrinseca del posto che chiamo casa. Ci sono aspetti del loro carattere che credo non siano stati esplorati, come il loro senso dell’umorismo, e l’essenza della loro umanità. Cerco di non avvicinarmi a loro come indiani, ma come persone prima di tutto.

D: Quali sono i tuoi scrittori preferiti? C’è un libro che ti ha cambiato, come uomo e come autore?

R: John Steinbeck spicca su tutti gli altri. Sono catturato dalla sua comprensione dell’umanità e dell’universalità della condizione umana – la capacità di descrivere persone insieme e descrivere qualcosa che tutti noi abbiamo in comune. Ritengo che questo sia importante in un momento in cui il governo e la politica stanno cercando così disperatamente di dividerci per i loro scopi.

D: Cosa ami di più del Wyoming? E la cosa più difficile a cui adattarsi in questo stato?

R: Amo quasi ogni cosa del Wyoming, ma più di tutto amo il silenzio che mi permette di avere i pensieri di cui ho bisogno per scrivere i miei libri. Penso che sarebbe difficile fare quello che faccio in posti come New York o Roma perché ci sono troppe distrazioni. Una volta ho sentito una descrizione che diceva che se l’Europa era un dipinto ad olio, il Wyoming è uno schizzo in carbonio, e mi va bene; un’incredibile quantità di cose diventa visibile in quel tipo di semplicità.

Per me, la cosa più difficile è trovare le giuste parole per trasmettere al lettore quella topografia come se la stessero vedendo per la prima volta.

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Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di due libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica" e la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming". Ha scritto un saggio sul Presidente Kennedy, attualmente in fase di editing, e sta lavorando al suo primo romanzo. E' un fotografo amatoriale, appassionato lettore e viaggiatore. Nostalgico di natura.

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