Mustang,  West

I cavalli Mustang, il grande Ovest americano e un precario equilibrio territoriale

Nel 1971 il Congresso americano passò il Wild Free-Roaming Horse and Burro Act, dedito alla protezione dei cavalli e degli asini selvatici nel grande Ovest americano.

I cavalli e gli asini selvatici sono il simbolo vivente dello storico e pionieristico spirito del West; contribuiscono alla diversità delle forme di vita all’interno della nazione e arricchiscono le vite del popolo americano; e questi cavalli e asini stanno velocemente scomparendo dal panorama americano.”

Il problema attorno ai Mustang va avanti ormai da decenni. Per spiegarlo è importante portare in causa le tre parti che lo compongono. I cavalli selvaggi, appunto, gli allevatori con il relativo bestiame, e la BLM (Bureau Land of Management), un’organizzazione governativa che si occupa dell’equa suddivisione delle risorse naturali presenti sul territorio americano.

Partiamo parlando dei Mustang. Questi cavalli sono una specie che abita nell’Ovest da centinaia di anni, e che ha imparato a vivere allo stato brado. La loro corporatura è più massiccia di quella di altri cavalli, sono più prestanti, e definiscono appieno l’anima pionieristica e selvaggia del West americano.

Proteggerli, e proteggere il loro diritto di pascolare su queste terre, è dunque fondamentale per preservare le antiche origini dell’Ovest e il suo glorioso passato.

Secondo gli allevatori, e come è stato più volte dichiarato dalla BLM, i Mustang tuttavia non sarebbero una specie nativa del West, dunque non sarebbe così necessario preservarne la loro presenza sul territorio.

Però, come è stato dichiarato da Ross MacPhee, dottore presso l’American Museum of Natural History, da un punto di vista prettamente scientifico, è pressoché irrilevante che i veri cavalli selvaggi siano scomparsi dal Nord America 10.000 anni fa. Poiché i mustang di oggi, loro discendenti, hanno imparato a vivere allo stato brado sul territorio, ed è una capacità che appartiene solo a loro come cavalli. E’ dunque ciò che li definisce.

Dall’altra parte c’è la posizione degli allevatori, che lottano affinché la presenza dei cavalli selvaggi venga limitata sul territorio. Questo perché il West è una terra prevalentemente arida, asciutta, con poche fonti di sostentamento per ogni animale che lo abita.

Il Nevada, che comprende la più alta concentrazione di mustang (40.000 esemplari) è anche lo stato più arido del grande ovest. Immaginatevi dunque un luogo dove ci sono pochissime pozze d’acqua, ancora meno erba verde e praticamente quasi nessuna natura rigogliosa. Questo è il Nevada. Uno stato che deve sostenere 40.000 cavalli, più tutte le altre specie, compreso il bestiame degli allevatori.

La struttura fisica dei Mustang è prestante, perfino massiccia. Non deve stupire che per addestrare questi cavalli ci possono volere fino a 3 mesi di lavoro quotidiano. Un periodo nel quale bisogna porre attenzione perfino ad avvicinarsi. Il loro essere selvaggi rimane sempre una loro caratteristica distintiva. Una volta addestrati, però, sono grandi cavalli di lavoro, proprio per la loro struttura fisica.
Foto: American Wild Horse Campaign

Perché gli allevatori sono contrari alla presenza dei cavalli selvaggi?

Proprio per la loro corporatura massiccia, i mustang hanno bisogno di più territorio sul quale pascolare. Così facendo, tuttavia, distruggono quasi ogni pascolo presente per gli altri animali. Pascoli che poi faticheranno a ricrescere (o peggio, non ricresceranno mai più).

E’ inoltre vero, tuttavia, che seppur la presenza dei mustang sul territorio sia in eccesso di decine di migliaia di unità in base a quella che sembrerebbe essere la giusta quantità che il West possa sostenere per sopravvivere in futuro, non solo gli unici ad esserlo. L’intera quantità del bestiame degli allevatori americani, infatti, supererebbe la quantità di mustang sul territorio con un ratio di 123:1!

Non è vero, inoltre, come alcuni affermano, che i cavalli selvaggi non hanno predatori naturali. I leoni di montagna, per esempio, sono tra questi ma certamente non bastano per limitare la loro presenza sul territorio.

Senza azioni decise e durature, la popolazione dei mustang crescerà di 25.000 unità all’anno. Attualmente, secondo i dati della BLM, il West può sostenere una quantità d cavalli selvaggi pari a 25/30.000 esemplari. Ad oggi la loro presenza è di 88.000!

E’ dunque evidente che bisogna fare qualcosa per limitare la loro presenza, senza però dimenticare che questi animali sono una specie simbolo del West, rappresentativa di questo territorio come nessun’altra. Limitare non vuol dire distruggere.

Quali soluzioni ci sono al problema?

Gli avvocati per i cavalli selvaggi lottano strenuamente affinché venga utilizzato il metodo PZP, ossia dei vaccini contraccettivi che permetteranno di limitare la popolazione di questi animali nel modo più naturale e meno invasivo possibile.

Al contrario, la BLM, che è l’organizzazione governativa che prende le decisioni, agisce attraverso dei veri e propri raggruppamenti di cavalli, rinchiudendoli in recinti, in attesa di adozioni da parte di privati. Nonostante le adozioni vengano anche incentivate attraverso degli eventi promozionali, e perfino dei bonus economici per chi sceglierà di adottare questi animali, sono comunque una soluzione molto limitata. Non si potrà mai pensare di adottare ogni mustang in eccesso sul territorio.

Soprattutto, quello che lascia gli avvocati dei mustang arrabbiati, amareggiati e delusi è proprio il modo con il quale la BLM lavora. E’ stato dimostrato, attraverso resoconti video da parte di importanti associazioni come la American Wild Horse Campaign, che durante questi inumani raggruppamenti di cavalli, spesso muoiono degli esemplari, a causa, per esempio, di ossa rotte.

Un’immagine dei famosi “roundups”, ossia i raggruppamenti. Spesso avvengono incidenti, che sarebbero tenuti nascosti, o comunque non detti al pubblico, se non fosse per il lavoro delle innumerevoli associazioni no-profit dedicate a questi cavalli.
Foto: American Wild Horse Campaign

Ciò che è importante capire, e il motivo per il quale da decenni ancora non è stata trovata una soluzione adeguata al problema, è l’aridità e la siccità del territorio dell’Ovest. E’ vero, è vasto, ma non è infinito, ed è molto più limitato di ciò che appare in realtà, soprattutto se deve sostenere centinaia di diverse specie animali, che devono, presumibilmente, convivere fra di loro sul territorio.

Se volete approfondire l’argomento, vi consiglio i seguenti articoli:

Un’intervista che ho avuto con la Mustang Heritage Foundation, la più importante organizzazione no-profit per la promozione di questi cavalli, e la loro relativa appetibilità per le adozioni.

Un’intervista con Mary Hone, che nel West ci vive, i cavalli selvaggi li fotografa, organizzando successivamente delle mostre, e che lotta strenuamente per la loro difesa.

Se volete approfondire meglio, da un punto di vista tecnico, statistico e soprattutto legislativo la problematica attorno ai Mustang, il sito migliore da cui partire è quello dell’American Wild Horse Campaign. Le donazioni a questa no-profit sono inoltre importanti, poiché è una delle poche che va spesso in tribunale, lottando a tutti gli effetti e con ogni mezzo possibile per questi cavalli.

Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di quattro libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica", la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming", il saggio biografico "Jack Kennedy: Il ritratto privato di un mito moderno" e il libro fotografico "Pèa Sbernigada", dedicato al suo paese natale. In autunno pubblicherà la novella natalizia autobiografica "Canto di Londra." I suoi libri sono tutti disponibili su Amazon. Il suo sogno è vivere negli Stati Uniti, magari in Wyoming, oppure in una graziosa cittadina del New England.

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