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“Qual è il tuo sogno americano?” – un editoriale di Tiziano Brignoli

Avete presente quando da piccoli, o da adolescenti, vi chiedono cosa volete fare da grandi? Che persone vorreste essere? Magari alcuni di voi avevano le idee ben chiare a riguardo, anche se poi, oggi, quei sogni potrebbero essersi evoluti e cambiati in base a nuove esigenze o prospettive.

Io non l’ho mai saputo. Non ho mai avuto idea di quello che volessi fare nella mia vita. Non mi piaceva davvero nulla da pensare di farlo come “il lavoro della mia vita”. O meglio: tutto mi piaceva, e con la stessa velocità, tutto mi annoiava. Certo, oggi è diverso. Oggi ho scoperto la scrittura, ma questa è un’altra storia…

Quello di cui però non ho mai avuto alcun dubbio, fin da quando ho memoria, fin da quando ero un bambino davvero piccolo, era che sognavo, bramavo ardentemente l’America. Ma non l’America che potete immaginare voi.

Non le luci di New York, non la sconfinata Los Angeles e il suo brillante oceano. Io sognavo quell’America che il cinema ha trattato tantissime volte, ma è molto lontana dalle luci del cinema. Io sognavo una casa di quartiere, un barbecue sul retro dove grigliare qualche hot-dog in compagnia degli amici – e vicini – guardando un partita di football la domenica sera.

Certo, da piccolo non comprendevo davvero il significato di avere una famiglia, dei figli, avere una casa, delle responsabilità, ma sapevo che quello era ciò che volevo. Avrei sacrificato ogni cosa per vivere quel sogno. Per essere parte di quel sogno.

Vedete, l’America è tante cose, ed è difficile racchiuderle tutte in un’unica ambizione, sogno o desiderio. Io ho molti amici americani, e le loro storie umane sono quanto più diverse che una persona possa incontrare. Non come in Italia, dove tutto è conformato a una vita vissuta da chiunque, ma che non appartiene davvero a nessuno. L’America può essere tua.

Non inteso come nazione, ma come sogno americano. Una mia amica americana recentemente mi ha detto: “Se vuoi, puoi – questo è il motto americano.

Ed è così ancora oggi. Sono stato in America, e per alcuni momenti ho amato alla follia anche New York. Mi piace tutta l’America e il suo immenso sogno di grandezza, ma alla fine, con il passare degli anni, ho compreso che vado sempre verso quella direzione, in un modo o in un altro.

E’ come se quel fiume di desiderio mi spingesse sempre verso la stessa sorgente. Quella sorgente, per me, è l’America di quartiere. Una vita banale magari, troppo scontata, monotona per qualcuno, ma per è l’immagine della felicità. O forse sarebbe meglio dire della serenità.

Mi immagino fra dieci anni, forse qualcuno in più, seduto sul portico di casa mia sorseggiando un caffè, osservando il vicino portare a passeggio il cane. Mi immagino nel backyard con in mano una Budweiser scambiando qualche battuta con gli amici sulla nostra squadra di football preferita.

Sarei felice. Ne sono certo. E questa certezza deriva dall’esperienza della traversata del fiume precedentemente citato. Una traversata che ormai dura da vent’anni. E’ la mia America. Un’America estremamente focolare e intima. Un’America privata, che sale sul palcoscenico quando si spengono le luci degli uffici della metropoli, ma si accendono le brulicanti fiamme del sogno americano più puro.

Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di quattro libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica", la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming", il saggio biografico "Jack Kennedy: Il ritratto privato di un mito moderno" e il libro fotografico "Pèa Sbernigada", dedicato al suo paese natale. In autunno pubblicherà la novella natalizia autobiografica "Canto di Londra." I suoi libri sono tutti disponibili su Amazon. Il suo sogno è vivere negli Stati Uniti, magari in Wyoming, oppure in una graziosa cittadina del New England.