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“Una storia vera”: un inno al Midwest

Recentemente ho guardato il film Una storia vera (The straight story), dopo che mi era stato consigliato da un amico. “Ti piacerà, vedrai” mi disse.

Il motivo è presto detto: sono un fan dell’America rurale, delle storie umane che capitano nelle piccole cittadine sperdute un po’ ovunque negli States, soprattutto nel Midwest, luogo dove questo film è ambientato.

Devo ammettere che inizialmente mi aspettavo tutto un altro genere di film. Lessi velocemente la trama e pensai che si trattasse di un film prevalentemente leggero, a tratti forse perfino divertente. Ecco, è esattamente l’opposto, in ogni suo aspetto. Dalla regia alla colonna sonora, dai paesaggi alla storia all’espressività dei personaggi. E’ un film prevalentemente malinconico, ma anche incredibilmente profondo, sensibile, umano, toccante – vero. Vero, proprio come la storia raccontata. Come dice il titolo di questo articolo, è un vero e proprio inno alla vita, alla cultura e alla gente del Midwest.

Innanzitutto ciò che rende il film davvero toccante, è il fatto che sia appunto basato su una storia realmente accaduta. Nel 1994, infatti, il contadino dell’Iowa Alvin Straight, all’età di 73 anni, e pieno di acciacchi fisici, partì per un viaggio di quasi 400 chilometri verso il Wisconsin, dove si trovava il fratello, con il quale da anni non aveva più rapporti, reduce da un attacco di cuore. Ma è come ha intrapreso quel viaggio l’oggetto di tutto il film, ossia con un piccolo trattore tosaerba. Perché lo stai facendo? Gli chiedono più volte durante il film diverse persone. Perché non ho la patente, dice semplicemente Alvin, che però è deciso, motivato dall’affrontare quel viaggio. Vuole mettere da parte i rancori del passato, perché il tempo rimasto ai due fratelli è ormai poco, e quell’infarto fa capire al protagonista di voler riallacciare i rapporti.

Il film scorre molto lentamente, come la vita nel Midwest, come la velocità, per l’appunto, di un trattore tosaerba, ma non fatevi spaventare da questo aspetto. Io non sono un fan dei film troppo lenti, ma questa è l’eccezione, e merita di essere visto, apprezzato, capito, compreso, e nel frattempo, commuoversi alla sua visione.

Il film profuma di nostalgia, di malinconia, in ogni suo momento. E’ costruito secondo questo scopo, per essere il più fedele possibile alla storia originaria. Quella malinconia che traspare dalle coltivazioni di grano dell’Iowa, delle fattorie disperse lungo il territorio, e di un uomo – Alvin – che sceglie di affrontare un viaggio in questo singolare modo, incontrando nel frattempo varie persone che renderanno il suo percorso un po’ più speciale.

Si tratta di piccoli incontri, situazioni, momenti che si ritagliano uno spazio all’interno del film, che in linea generale non condizionano più di tanto lo sviluppo della storia, ma renderanno l’esistenza di Alvin durante il suo viaggio più completa. Scoprirete un’America profonda, un’America umana e sensibile. Un’America cordiale, fatta di storie personali che si incrociano, che si apprezzano a vicenda. Un’America dove il ritmo della vita scorre più lentamente, ma è così che alla gente del posto piace.

Queste storie che si incontrano e poi si lasciano, e si ha motivo di apprezzare nel corso del film, sono le storie dell’America. Storie di vita quotidiana americana, ma proprio per questo intrinsecamente statunitensi.

Una citazione particolare va alla colonna sonora, davvero iconica, non solo nei confronti della storia raccontata, ma dello stesso territorio del Midwest. Ecco, senza la colonna sonora, questo film perderebbe almeno un terzo del suo spessore o, quanto meno, verrebbe notato meno. E’ una musica che vi coccolerà durante le scene in cui non verrà mostrato nulla, se non l’oggetto stesso del film: il tosaerba in un lento ma costante movimento, direzione Wisconsin.

Per il caparbio Alvin, tuttavia, non mancheranno gli incidenti a bordo del suo trattorino, a partire dall’inizio del suo viaggio, contrattempi e difficoltà economiche, ma che saprà superare con motivazione, coraggio, forza di volontà e un profondo senso di morale verso ciò che sta facendo, perché lo sta facendo, ma anche tanta comprensione verso se stesso, verso la sua età e il tempo che gli è rimasto – e come ha deciso di sfruttarlo.

Alvin e Lyle Straight nella vita vera.

Questo film è un capolavoro, chiaro e semplice. E’ un inno alla vita del Midwest, alla sua gente, al suo territorio, alla sua fatica, ai suoi spazi larghi, all’America che si fa grande in situazioni di estrema singolarità e umanità, che solo in questo luogo, in questa misura, possiamo incontrare.

Non penso sia esagerato definirlo un film cult, soprattutto per l’espressività che trasmette, per il significato morale che porta con sé, per l’incredibile emotività che causa nello spettatore. E’ recitato meravigliosamente da parte di ognuno degli attori, così dentro al loro ruolo.

E’ un film che ci ricorda che abbiamo ancora tempo, anche se pensiamo che ormai sia troppo tardi. E’ un film che ci ricorda che possiamo affrontare cose impossibili, se solamente spinti dalla giusta motivazione. Ci ricorda quanto un uomo testardo e motivato nel suo intento, possa cambiare l’esistenza – sua e di altre persone.

Se volete capire l’America – o almeno questo angolo di America – non potete rinunciare alla visione di questo film. E’ imprescindibile. Vi catapulterà direttamente in quel mondo e nella cultura della sua gente, scoprendola e comprendendola – lentamente, come questa meravigliosa terra vi dice costantemente di fare.

Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di quattro libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica", la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming", il saggio biografico "Jack Kennedy: Il ritratto privato di un mito moderno" e il libro fotografico "Pèa Sbernigada", dedicato al suo paese natale. In autunno pubblicherà la novella natalizia autobiografica "Canto di Londra." I suoi libri sono tutti disponibili su Amazon. Il suo sogno è vivere negli Stati Uniti, magari in Wyoming, oppure in una graziosa cittadina del New England.