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Main Street America: Ogallala, Nebraska

C’è qualcosa di davvero speciale a Ogallala. Sarà il suo strano nome, talmente onomatopeico da sembrare ridicolo. Saranno la tranquillità e la bellezza dei suoi ampi spazi aperti. Forse lo spirito del Far West che ancora aleggia sull’abitato. Oppure i sorrisi che i negozianti locali non risparmiano mai di regalare. Qualunque cosa sia, siamo lieti che la vostra strada vi abbia condotto qui.

Ogallala è una piccola cittadina di 4500 anime, capoluogo della contea di Keith nell’ovest del Nebraska. Adagiata sulla sponda settentrionale del fiume South Platte, deve il suo nome agli indiani Oglala (letteralmente “coloro che si disperdono”), i quali, assieme a Brulé, Hunkpapa, Minneconjou, Two Kettles, Sans Arc e Blackfoot, costituivano un tempo le sette tribù della nazione Sioux Lakota.

Come per la maggior parte degli insediamenti americani nell’Ovest, la fortuna di Ogallala coincide con l’arrivo della ferrovia transcontinentale. È la primavera del 1867 e la Union Pacific sta procedendo spedita nella costruzione di un collegamento tra Omaha e Sacramento. Nulla però sarebbe stato possibile non fosse stato per la lungimiranza di tre uomini che videro in quel posto molto più di una semplice fermata sulla linea ferroviaria.

I fratelli Lonergan e Louis Aufdengarten si accorsero che Ogallala sarebbe sorta su una pianura vastissima e rigogliosa, ottima per l’allevamento del bestiame. Non solo, la posizione al centro del continente le avrebbe conferito geograficamente lo status di crocevia carovaniero: da sud, lungo la “Texas Trail“, sarebbero giunte le mandrie degli allevatori del Texas; da nord sarebbero scesi gli allevatori a negoziare l’acquisto di bestiame; il treno da ovest a est avrebbe rifornito di carne l’intero Midwest e le grandi città sull’Atlantico.

Nonostante le premesse, fino al 1876 Ogallala non fu altro che qualche saloon e poche sparute abitazioni. La realtà era che la zona viveva troppo della stagionalità delle transumanze, che causava un vero e proprio abbandono durante l’inverno. E gli indiani, spaventati dall’uomo bianco e dal “cavallo di ferro”, non erano di certo amichevoli con i locali.

A ridare speranza al sogno dei pionieri ci pensò la cavalleria, che quello stesso anno costrinse i Sioux a muovere verso le riserve a nord. Ciò permise la lottizzazione delle terre del Nebraska e la loro vendita a basso costo. I Lonergan e Aufdengarten fecero il resto: aprirono negozi su Railroad Street e alloggi permanenti nei dintorni della ferrovia, attirando a Ogallala gente in cerca di fortuna.

La crescita durò appena 15 anni. Nel 1884 infatti una grande epidemia di “Febbre del Texas” (malattia del bestiame veicolata dalle zecche) colpì le mandrie negli stati del sud ed impose una quarantena su tutto il territorio delle Grandi Pianure. Il Nebraska fu costretto a chiudere i propri confini.

Non passò molto tempo e lo sviluppo delle tratte su rotaia nel sud-ovest assieme alle opere di bonifica delle terre aride del Texas consentì ai mandriani di non muovere più il bestiame verso nord. Fu la fine simbolica per Ogallala, che si trasformò da fiorente città di frontiera a pacifico villaggio di allevatori.

Del profondo retaggio western rimane oggi su Front Street la replica di quella che un tempo fu la via principale della città. I due saloon fulcro della vita di Ogallala, il “The Cowboy’s Rest” e il “Crystal Palace“, sono stati riprodotti fedelmente e ora ospitano una steakhouse e un museo.

Se d’estate passando di qua vorrete fermarvi per una birra ghiacciata e “la miglior carne del Nebraska” (cit.), potreste assistere ad una delle tante rappresentazioni teatrali che, nello spiazzo davanti ai locali, cercano di ridare lustro alla vita di frontiera.

Dopo lo spettacolo una passeggiata fino al cimitero di “Boot Hill” vi catapulterà di nuovo nel Vecchio West. Sulla “collina degli stivali” (nome comune che fu dato ad alcuni cimiteri nel periodo della corsa all’Ovest) vi accoglieranno infatti caratteristici epitaffi e la statua di un cowboy pensante.

Ma mi raccomando: non dimenticatevi della ferrovia. Riscendete Sprouce Street e, una volta incrociata, in silenzio, respirando profondamente, ammiratela scorrere maestosa e silente mentre il sole tramonta sull’orizzonte. Vi abbraccerà il ricordo di un passato tanto glorioso quanto effimero.

E vi ricorderà che senza di lei Ogallala non sarebbe mai esistita. Il mito del Far West non sarebbe mai nato. L’America e il mondo come li conosciamo oggi sarebbero stati diversi.

Ecco di seguito alcuni link utili:
l’ufficio del turismo della contea di Keith
il sito della città di Ogallala

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