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L’America e il Blues: una storia di audacia e ribellione

Quando si pensa agli Stati Uniti si pensa a diversi stili musicali, molto diversi da quelli che vanno di moda in Europa. Dipende molto dagli stati – e dall’area geografica nella quale ci troveremo. Per esempio nell’Ovest, o nei primi stati del sud, come per esempio il Tennessee, il country è molto radicato, ritenuto la musica della terra, e della popolazione che vive al ritmo di essa. Avvicinandoci al profondo sud, invece, come in Alabama o in Mississippi, ma anche in stati del nord e del Midwest come l’Illinois, il Blues è una vera e propria cultura musicale e di vita – come il country lo è, per esempio, nel Wyoming.

In molti confondono il Blues con il Jazz, ma in realtà è uno sbaglio più che legittimo perché non sono solamente due sound che si assomigliano molto, ma sono anche intrinsecamente legati l’un l’altro. Entrambi, a partire dai primi anni del ‘900, rappresentavano la musica ascoltata prevalentemente dai cittadini afroamericani.

Il Jazz, tuttavia, stava a rappresentare la musica del divertimento, del ritmo scanzonato della vita (pensiamo agli anni ’20, e a uno dei suoi compositori Jazz più famosi: Cole Porter, che non era afroamericano).

Il Blues invece era la musica che rappresentava la voglia di ribellione da parte dei neri. Della volontà di definire se stessi, con un proprio genere musicale, che ne rappresentava la loro cultura, le loro difficoltà umane, con un proprio significato ben preciso.

Il Blues è oggi ben radicato anche nell’Illinois, per esempio, proprio grazie a quegli afroamericani che dal sud si spostarono verso la terra libera del nord, portando però con sé le loro radici musicali, le cui note rappresentavano anche la loro cultura. Il Blues era la musica della libertà. Quando i neri non potevano votare, non potevano salire su un autobus, non potevano sedersi in un qualunque posto al ristorante, loro suonavano il Blues. Con il Blues loro rimarcavano il loro diritto alla libertà, all’essere uomini come tutti gli altri nella nazione.

“E’ la musica della vita, e del dolore della vita.”
Foto: Drew Patrick Miller / Unsplash

Oggi il Blues non è più solamente la musica della ribellione e del desiderio di libertà degli afroamericani. Nel corso degli anni questo sound si è modificato, adattandosi a diversi sottogeneri. Esiste il Blues del Mississippi, che è probabilmente quello più autentico, sudato e sofferto, ma esiste, per esempio, anche il Country Blues, che mischia diversi generi musicali, diverse filosofie di pensiero, diversi stati d’animo umani. Il Bluegrass, infatti, che è il genere country più primordiale e autentico che esista, quello senza fronzoli di alcun genere, come dice il nome stesso è stato definito dalle origini della musica Blues.

Ascoltare il Blues, così come il Jazz, può offrire sensazioni e stati d’animo contrastanti. Sono generi musicali che possono essere dannatamente audaci, e poi incredibilmente dolorosi, con un suono sofferto e intenso che vi toccherà in profondità.

E’ la musica della vita e la musica del dolore della vita. E’ un genere che piace, che appassiona e che intriga, oppure che ci farà rimanere indifferenti. Non è un genere per tutti. Qualunque sia però la vostra impressione sul sound del Blues, è certo che poche altre note musicali come quella di questo genere hanno definito e rimarcato l’essenza americana in tale misura.

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Foto di copertina: Zachary Nelson / Unsplash

Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di quattro libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica", la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming", il saggio biografico "Jack Kennedy: Il ritratto privato di un mito moderno" e il libro fotografico "Pèa Sbernigada", dedicato al suo paese natale. In autunno pubblicherà la novella natalizia autobiografica "Canto di Londra." I suoi libri sono tutti disponibili su Amazon. Il suo sogno è vivere negli Stati Uniti, magari in Wyoming, oppure in una graziosa cittadina del New England.

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