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Il “grandeur” americano del Monte Rushmore

Gli americani amano fare le cose in grande. Chi conosce questo Paese lo sa perfettamente. Sono orgogliosi della loro storia, o così almeno lo sono molti di loro, e non si fanno problemi a mostrarlo liberamente al mondo. Il loro si potrebbe quasi definire una sorta di “grandeur” di americanismo, ed è una cosa che ben definisce l’America e il suo popolo. Ed è positivo, perché se c’è una cosa che molti americani insegnano al resto del mondo è cosa significa amare la propria nazione – incondizionatamente.

Oggi andiamo nel Sud Dakota, dove si trova uno dei National Memorial più famosi degli States: il Monte Rushmore. Questa enorme ed imponente scultura ci ricorda come sia possibile fermare il tempo, scolpire la Storia letteralmente nella pietra. Ritrae infatti quattro giganti volti di rispettivamente quattro presidenti americani che hanno definito come pochi altri la storia futura del loro Paese. Da sinistra a destra: George Washington (primo presidente americano), Thomas Jefferson (come Washington anche lui fu presidente, padre fondatore e firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza, ed anche principale autore della stessa), Theodore Roosevelt (26° presidente e uno dei più importanti conservazionisti del territorio americano), e infine Abraham Lincoln (16° presidente e colui che guidò l’Unione nei combattimenti contro la Confederazione durante la Guerra Civile americana).

Il memoriale è situato all’interno delle Black Hills, una catena montuosa che si estende fino al Wyoming, caratterizzata principalmente da una fitta e rigogliosa vegetazione.

Foto: Drew Darby / Unsplash

L’impresa – perché di questo si trattò all’epoca – richiese quattordici anni di lavoro. Dal 1927 al 1941. 400 operai durante l’intero periodo di costruzione si adoperarono per rimuovere – e successivamente scolpire – la roccia. Ogni volto di questa costruzione misura un’altezza ben precisa, ossia 60 piedi (18 metri). Se non vi basta questo dato per sorprendervi, sappiate che una casa di tre piani (più il piano terra) misura in altezza circa 14 metri di media! Si tratta dunque di costruzioni davvero imponenti.

Ovviamente, in pieno stile America, questo monumento presidenziale è stato successivamente soprannominato “Shrine of Democracy“, ossia il “Santuario della Democrazia.” Un’affermazione che non deve per nulla sorprendere, sapendo quanto molti americani vadano fieri della loro storia passata e di quella che – non è sbagliato dirlo – è stata una vera e propria epopea che, fra alti e bassi, continua tutt’oggi.

All’inizio molti nativi americani e ambientalisti si opposero a questo massiccio progetto costruttivo, ritenendolo parte della distruzione di un territorio naturale, che secondo loro tale sarebbe dovuto rimanere. Alla fine tuttavia il progetto venne iniziato, e l’amministrazione Coolidge stanziò 250.000 dollari per quello che venne rinominato il Rushmore Project.

Nel 1991, in occasione del cinquantesimo anniversario di questo monumento, vennero stanziati altri 40 milioni di dollari per il suo rinnovamento e varie opere di ristrutturazione.

E’ innegabile che il Monte Rushmore esprima in modo glorioso la storia e la cultura americana, come pochi altri monumenti nella nazione. Oggi, considerando le leggi molto restrittive, sarebbe impossibile ideare e costruire nuovamente un memoriale di queste dimensioni e di tale importanza. Rimane però un simbolo e un faro della democrazia occidentale, di presidenti il cui sogno e operato rimane ancora oggi così indelebilmente impresso nella mente di molti americani.

Ci piacerebbe sentire la tua opinione su questo argomento. Hai visitato il memoriale? Vuoi raccontarci delle tue impressioni a riguardo? Scrivici a storiesaboutamerica@icloud.com

Foto di copertina: Terence Burke / Unsplash

Tiziano Brignoli è uno scrittore, autore di quattro libri. Il saggio letterario "F. Scott Fitzgerald: Una sorta di grandezza epica", la raccolta di racconti "Buonanotte Wyoming", il saggio biografico "Jack Kennedy: Il ritratto privato di un mito moderno" e il libro fotografico "Pèa Sbernigada", dedicato al suo paese natale. In autunno pubblicherà la novella natalizia autobiografica "Canto di Londra." I suoi libri sono tutti disponibili su Amazon. Il suo sogno è vivere negli Stati Uniti, magari in Wyoming, oppure in una graziosa cittadina del New England.

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